Bimba di 4 anni violentata a Boscoreale, la mamma intercettata: «Ho paura per mia figlia»

Ciro Formisano,  

Bimba di 4 anni violentata a Boscoreale, la mamma intercettata: «Ho paura per mia figlia»

In una mano tiene stretta quella della sua mamma, nell’altra l’orsacchiotto dal quale non riesce a separarsi. Davanti a lei c’è una psicoterapeuta che dai suoi gesti, dalle sue parole prova a carpire gli indizi per ricostruire i contorni di una storia raccapricciante. «Mi toccavano, mi dicevano che era un gioco», ripete quella bimba di 3 anni e mezzo mettendo in fila le poche parole che conosce. Frasi che rappresentano la pietra angolare sulla quale si regge l’inchiesta coordinata dalla Procura di Torre Annunziata che ieri ha portato all’arresto di un ventisettenne e di una ventunenne. Due giovani della borghesia vesuviana accusati di atti sessuali con una minorenne. Un dettaglio che arricchisce di contorni drammatici questa storia. Un’inchiesta nata per caso, da un’intercettazione telefonica. Una conversazione nella quale una persona sotto indagine per altri reati parla con un familiare della bimba. Da quella chiacchierata di pochi secondi emergono i contorni dell’inferno vissuto dalla bimba che oggi ha 4 anni ma che all’epoca dei fatti – circa 6 mesi  fa – ne aveva 3 e mezzo. La macchina investigativa si mette in moto e dal lavoro dei magistrati guidati dal Procuratore Nunzio Fragliasso lo scandalo giudiziario prende forma. I sospetti diventano indizi, poi prove, secondo i pm. A raccontare tutto è proprio la bambina. Lo fa prima parlando con la sua mamma. La donna, insospettita dagli strani atteggiamenti della bimba, decide di parlarle. La piccola le racconta del rapporto con il suo fratellastro e con la fidanzata di quest’ultimo. Giochi spinti fino ai confini della violenza sessuale. Almeno la pensano così i magistrati che hanno sentito anche la mamma della bambina provando a riannodare i fili di una contorta matassa che intreccia i sospetti sollevati sugli indagati e il volto di quella piccola che appena affacciata alla vita si ritrova catapultata all’inferno. Un incubo che ha raccontato anche alla psicoterapeuta. La dottoressa che ha ascoltato i suoi racconti su quei «giochi a forte connotazione sessuale», come sottolinea in una nota il Procuratore, nei quali sarebbe stata coinvolta dai due indagati. Una vicenda delicata che verrà chiarita in tutti i suoi aspetti da magistrati, avvocati e giudici. Una storia che però consegna all’immaginario collettivo l’ennesimo terrificante spaccato di degrado sociale in un territorio devastato da criminalità, violenza e malaffare. Un vortice nel quale sono caduti i bimbi del rione Poverelli di Torre Annunziata vent’anni fa (violentati in una scuola abbandonata), nel quale è rimasta inghiottita la povera Fortuna Loffredo, la ragazzina di Caivano stuprata e uccisa nel 2014. Un tunnel che è costato la vita a Matilde Sorrentino e Teresa Buonocore, le mamme coraggio di Torre Annunziata e Portici uccise per aver denunciato gli orchi che abusavano dei loro figli.

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