Castellammare, una bambina usata come pusher della droga a 8 anni

Tiziano Valle,  

Castellammare, una bambina usata come pusher della droga a 8 anni

Castellammare. «Mamma, ancora non ho mangiato». «Mamma, ho paura da sola in strada». Ha 8 anni, è una bambina. Ma non fa i compiti, non gioca a casa con le bambole, non si diverte assieme alle amiche. Il suo papà è in carcere per traffico di sostanze stupefacenti e l’infanzia le è stata rubata. Ha 8 anni e il suo compito è quello di accompagnare la mamma a consegnare droga in giro per le strade di Castellammare. E’ una bambina, ma ritira le dosi di cocaina che vengono confezionate davanti ai suoi occhi, poi prende i soldi dai clienti e si mette a contarli in macchina mentre la madre guida per fare un’altra consegna.«Mamma qua ci sono 80 euro», dice felice, inconsapevole di essere utilizzata come corriere della droga. «Brava, hai visto? Dobbiamo arrivare a 150 euro e poi torniamo a casa», le risponde la madre in una delle tante intercettazioni che finiscono agli atti dell’ultima inchiesta sulla camorra stabiese.Un’indagine che disegna se possibile uno spaccato ancora più terribile di quella che è la realtà in alcuni contesti difficili, degradati, abbandonati alla criminalità organizzata alla periferia di Castellammare.Anche il gip del Tribunale di Napoli, Luca Della Ragione, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare a carico dei 16 indagati, si sofferma su una storia dai risvolti drammatici se si pensa all’età della piccola. Secondo il giudice per le indagini preliminari la bambina ha «già assimilato, dai suoi avi, una forma mentis orientata alla commissione di reati».Purtroppo dalle intercettazioni viene fuori che la bambina «appare addirittura dare consigli alla madre sui rapporti da tenere con gli acquirenti», mostrando «connivenza, consapevolezza, naturalezza, spontaneità e soprattutto personalità», si legge ancora negli atti.E’ questo il ritratto di una bambina di 8 anni (tanti ne aveva all’epoca dei fatti, nel 2019), della periferia di Castellammare di Stabia. Una ragazzina costretta a convivere con la donna che l’ha messa al mondo all’interno del piccolo abitacolo di un’utilitaria, che fa il giro della città per rispondere alle chiamate dei clienti che vogliono sniffare cocaina.A bordo della vettura sente la mamma parlare del confezionamento della droga, i clienti lamentarsi della quantità delle dosi, talvolta gestisce in prima persona la consegna della cocaina e l’incasso dei soldi. In alcuni casi è lei stessa, sempre su ordine della madre, ad andare a prendere dallo zio la droga per rifornire i clienti.A 8 anni viene intercettata dagli investigatori che indagano coordinati dalla Procura Antimafia e il suo lessico, purtroppo, è influenzato dal contesto nel quale vive. Mentre dialoga con la madre pronuncia offese, insulti ed espressioni che non possono appartenere a una bambina.La sua età e la sua fragilità vengono fuori però in alcune intercettazioni in cui chiede alla mamma di non lasciarla sola in auto, di sera, per andare a fare una consegna di droga: «Ho paura solo io, ho paura, soprattutto in mezzo alla strada».E’ una bambina, non dovrebbe stare lì, ma è costretta a farlo e spesso la madre continua a spacciare fino a tarda sera, quando i clienti chiamano. Lei si sfoga: «Mamma, anche da questo adesso? Io non ho ancora mangiato».Una bambina vittima dell’ignoranza e di un contesto familiare inquinato forse irrimediabilmente. E’ la stessa madre, davanti a un cliente, a spiegare perché assieme alla figlia si è messa a consegnare droga per le strade della città: «Mio marito l’ha fatto per noi. Adesso che sta in carcere, noi lo facciamo per lui».Come se spacciare cocaina per guadagnare soldi fosse una cosa giusta, come se distruggere la vita di una bambina di 8 anni trasformandola in un corriere della droga fosse una cosa normale. E non, invece, una cosa di cui vergognarsi.

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