Il dramma di un papà di Portici: «Mia figlia “rapita” e portata in Africa»

Daniele Gentile,  

Il dramma di un papà di Portici: «Mia figlia “rapita” e portata in Africa»
Davide Napolitano con la figlia Layla

Portici. «Non vedo mia figlia da 7 anni, aiutatemi». E’ l’appello lanciato da Davide Napolitano, un padre disperato di 44 anni. L’operatore turistico di Portici, impegnato del settore turistico, non riesce a riabbracciare la «sua» Layla da 7 anni. Da quando, cioè, la relazione con la madre della bambina si è interrotta e la separazione è finita a colpi di carte bollate tra le aule di giustizia italiane e africane. Oggi, infatti, Layla è in Tanzania – il paese originario della madre – e Davide sogna di riportarla finalmente all’ombra della Reggia: un sogno «abbracciato» dagli esponenti locali del M5S, pronti a mettere in moto la macchina istituzionale «per aiutare questo papà in difficoltà».

Il calvario lungo 7 anni

Il calvario di Davide Napolitano parte da lontano. Una vicenda intrisa di sofferenze e vicissitudini giudiziarie internazionali, tra il tribunale di Napoli e la magistratura della Tanzania. L’epicentro della storia è proprio Zanzibar, dove il quarantaquattrenne conosce sua moglie Sharifa a cavallo tra il 2013 e il 2014. Dalla loro unione è nata la piccola Layla. La coppia successivamente si trasferisce a Portici, ma da qui comincia l’inferno dell’uomo. Sharifa improvvisamente decide di troncare la relazione con Davide e con una scusa – motivata da problemi di salute di alcuni suoi familiari – torna in Tanzania con il permesso del marito per fare viaggiare la piccola, sparendo praticamente nel nulla. A quel punto, tra difficoltà e battaglie legali, Davide cerca di riportare sua figlia in Italia. Un iter particolarmente complesso, anche perché l’assenza di «dialogo» e similitudini legislative tra i due tribunali (italiano e africano), hanno stroncato le speranze di Davide di riabbracciare sua figlia.Infatti, nonostante le innumerevoli denunce, e anche una piccola parentesi in cui Sharifa e Layla hanno fatto rientro in Italia (nel 2019) perché la bambina aveva bisogno di cure mediche, sono anni che Davide non vede sua figlia, a eccezione di qualche foto inviatagli dalla madre in cambio di soldi necessari «al mantenimento» della bambina.

L’appello alle istituzioni

«Voglio solo stare con mia figlia, in Italia, dove è regolarmente inserita nello stato di famiglia di mia madre e dove dovrebbe crescere ed avere un’istruzione adeguata – spiega Davide Napolitano -. Mi è stata sottratta senza permesso e senza che nessuno muovesse un dito: nel 2019, quando sono riuscito a convincere sua madre a rientrare in Italia, sono arrivato al punto da richiedere che il passaporto di Layla venisse bloccato, visto i precedenti. Ma, con la scusa di andare a trovare dei parenti a Ravenna in quel periodo, e nonostante un ulteriore documento fatto firmare alla madre con cui si impegnava a rientrare a Portici dopo la breve visita al Nord, è riuscita a riportare Leyla a Zanzibar aiutata dal suo governo, mentre il nostro non è riuscito a intervenire perché, a quanto pare, una figlia deve stare con sua madre. Ma non mi arrendo e sono pronto a lottare per mia figlia, appellandomi alle istituzioni nazionali e internazionali». Sulla vicenda si sono così attivati i consiglieri comunali del M5S, che hanno ribadito: «Abbiamo accolto il grido d’aiuto di un padre disperato, che ha visto portarsi via la propria bambina. Cercheremo di istituire un contatto con il nostro ministro degli Esteri, al fine di attivare un canale di dialogo con il governo tanzaniano, perché ci troviamo davanti a un padre disperato che non ha potuto visto crescere la propria figlia».

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