I badge della discordia al Comune di Torre del Greco: vigili urbani nel mirino

Alberto Dortucci,  

I badge della discordia al Comune di Torre del Greco: vigili urbani nel mirino

Torre del Greco. Da prova esibita in aula dall’accusa per dimostrare i «disinvolti comportamenti» dei lavoratori dell’ufficio Ced del Comune a potenziale «arma» in mano al collegio difensivo dei 13 imputati per chiudere il processo senza condanne, al netto dell’imminente prescrizione. Nuovo colpo di scena al processo a carico dei presunti fannulloni dei servizi demografici dell’ente di palazzo Baronale: durante l’ultima udienza prima della requisitoria del pubblico ministero Andreana Ambrosino, infatti, l’avvocato Patrizia Magliulo ha chiesto e ottenuto dal giudice monocratico Enrico Contieri del tribunale di Torre Annunziata la possibilità di acquisire i report dei badge dei vigili urbani impegnati nell’inchiesta anti-assenteismo all’ombra del Vesuvio. Chiaro l’obiettivo del legale: dimostrare come la pratica di marcare il cartellino in varie sedi del municipio – contestata a diversi imputati finiti alla sbarra con l’accusa di falso e truffa – fosse «diffusa» tra i dipendenti comunali, compresi i caschi bianchi del comando di largo Costantinopoli. Insomma, i «badge della discordia» terranno banco fino al termine dell’istruttoria dibattimentale. Poi a fine gennaio del 2022 ci sarà la requisitoria del pm e a inizio marzo – praticamente a 7 anni di distanza dai presunti reati – il verdetto per gli impiegati bollati come fannulloni.

Gli ultimi testimoni

Per il resto, l’udienza è stata incentrata sulle deposizioni degli ultimi due testimoni del collegio difensivo: l’ex dirigente dei servizi finanziari Domenico Borriello – in pensione da due anni – e un consulente esterno del Comune, l’ingegnere Mario Magliulo, incaricato della manutenzione dei supporti tecnologici in uso all’ente di palazzo Baronale. Il primo ha sostanzialmente confermato la versione già ascoltata in varie occasioni all’interno dell’aula del palazzo di giustizia di via Nazionale: ovvero come l’utilizzo del badge per registrare ingressi e uscite dal Comune fosse stato introdotto in via sperimentale e come potesse essere utilizzato presso qualsiasi sede del Municipio, ma come – a fare fede per il calcolo delle buste paga e le conseguenti liquidazioni – fossero sempre i registri cartacei firmati dai responsabili dei vari uffici. Il consulente tecnico ha, invece, evidenziato come – durante tutta la durata dell’incarico – non fosse mai intervenuto per guasti o problemi ai macchinari in uso per i badge: «Delle due l’una – la conclusione del testimone – O si trattava di macchine perfette e non soggette a usura oppure non venivano utilizzate per nulla». Un’ipotesi, la seconda, sostenuta dagli imputati dal giorno dello scoppio dello scandalo.

Lo spettro prescrizione

Con Domenico Borriello e Mario Magliulo si è praticamente esaurita la lista dei testimoni delle difese, chiamate a smantellare il castello accusatorio costruito dalla squadra di «polizia giudiziaria» del comando dei vigili urbani a cavallo delle elezioni del 2014. A giudizio ci sono in tutto tredici dipendenti comunali, tutti all’epoca dei fatti in forza all’ufficio Ced e alcuni già in pensione: Palmerino Colamarino, Giovanni Accardo – il responsabile dell’Irt – Ciro Belfiore, Mario Colamarino, Catello Genovino, Pasquale Magliacane, Amalia Corigliano, Carmelo Molinari, Vincenzo Palomba, Pasquale Pelella, Giulia Sorrentino e Raffaele Todisco e Antonio Imparato. Per tutti, la prescrizione è a un passo.

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