Castellammare, gli scissionisti volevano uccidere il cugino del boss Cesarano

Ciro Formisano,  

Castellammare, gli scissionisti volevano uccidere il cugino del boss Cesarano

C’è la storia di una faida sfiorata tra le pieghe dell’ultima inchiesta che lunedì mattina ha colpito la camorra stabiese. La storia di una scissione interna al clan Cesarano che avrebbe potuto generare una lunga scia di sangue e vendette. Da un lato i nuovi ras di Ponte Persica che volevano mettere le mani sull’affare delle estorsioni nella periferia industriale della città. Dall’altro i vertici del sodalizio fondato da Ferdinando Cesarano, pronti a punire chi aveva osato profanare il loro impero criminale. Un retroscena che secondo l’Antimafia emergerebbe con chiarezza dalle numerose intercettazioni poste alla base dell’indagine che ha portato a 16 arresti. Il punto di svolta è la scarcerazione di Giovanni Battista Lambiase Grimaldi, ras dei Cesarano noto come ‘o vichingo. Dal gennaio del 2019 il pregiudicato di Ponte Persica, dopo aver scontato la sua pena, stringe rapporti di frequentazione sempre più assidui con Antonio e Giuseppe Maragas, all’epoca dei fatti ritenuti entrambi affiliati ai Cesarano. Maragas e Lambiase – secondo la Dda – decidono di creare un gruppo autonomo iniziando a raccogliere estorsioni nel territorio del clan. Una scelta che sarebbe legata a motivi economici. E già a febbraio dello stesso anno emergono i primi effetti di questa scelta. In un’intercettazione tra due donne ritenute vicine al gruppo e indagate in quest’inchiesta viene fuori il sospetto che la cupola del clan Cesarano stesse già organizzando la risposta. «Si deve aspettare senza fare niente, li tolgono di mezzo». Secondo una delle due donne questa frase l’avrebbe pronunciata Vincenzo Cesarano, alias ‘o mussone, cugino del super boss Ferdinando Cesarano, quest’ultimo detenuto al 41-bis dove sta scontando 3 ergastoli. E la prova chiave delle terrificanti frizioni in atto tra i due gruppi viene fuori, per l’accusa, da un’altra conversazione che stavolta vede protagonisti Antonio Maragas e Lambiase Grimaldi. Una chiacchierata dalla quale emerge che gli “scissionisti” di Ponte Persica erano pronti allo scontro armato e che in cima alla lista dei loro obiettivi c’era proprio Vincenzo ‘o mussone. «Gli sparo pure i figli gli sparo», la frase choc attribuita dagli inquirenti ad Antonio Maragas dalla quale vengono fuori, secondo l’Antimafia, i propositi bellicosi del nuovo gruppo criminale. Una possibile faida che sarebbe stata bloccata sul nascere, però, dagli arresti del 3 giugno 2019. Il giorno in cui vennero fermati Antonio e Giuseppe Maragas assieme a Giovanni Battista Lambiase Grimaldi dopo aver chiesto il pizzo a un imprenditore. Partendo da quel momento i carabinieri di Castellammare, coordinati dal pm Giuseppe Cimmarotta, hanno ripercorso gli affari del gruppo criminale, ricostruendo numerosi episodi estorsivi commessi ai danni di imprenditori, commercianti e professionisti. Tutte vittime finite nella rete del racket imbastita dai padrini della camorra stabiese.

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