Torre del Greco, una scrittura privata a garanzia degli usurai: «Se non paghi, la tua auto è nostra»

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, una scrittura privata a garanzia degli usurai: «Se non paghi, la tua auto è nostra»
Piazza Luigi Palomba a Torre del Greco (foto di archivio)

Torre del Greco. Una Fiat Panda nuova di zecca come «garanzia» di un prestito da 4.500 euro, a cui era stato applicato un tasso d’interesse del 50%: «In tutto, sono 6.650 euro: se non paghi, l’auto è nostra» l’avvertimento della holding dello strozzo «a gestione familiare». L’agghiacciante retroscena emerge dalle 140 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Mariaconcetta Criscuolo del tribunale di Torre Annunziata a carico di 12 usurai pronti a stritolare – a colpi di rate da 50 euro o 100 euro al giorno – la titolare di uno storico pastificio a due passi dalla centralissima piazza Luigi Palomba. Costretta a firmare una scrittura privata con cui si impegnava a cedere la vettura intestata al padre, se entro il mese di giugno del 2020 non avesse onorato i propri debiti: una «cautela» voluta dai fratelli Gaetano Di Giulio e Alberto Di Giulio, dopo la nuova richiesta di aiuto economico arrivato dalla fornaia.

L’aiuto con il trucco

Il «rapporto» tra la commerciante già alle prese con le rate da pagare a Colomba Cascone e a Virginia Raiola – rispettivamente figlia del boss noto come Zì Peppe e sorella del killer degli scissionisti all’ergastolo per l’omicidio di Gaetano Di Gioia – e i «cravattari» di via XX Settembre era cominciato a marzo del 2019, quando C.B. chiese a Maria Grazia Candurro un prestito di 2.000 euro. La madre dei fratelli Di Giulio – cliente della panetteria da anni – consegnò la somma alla fornaia, senza chiedere interessi. Ma la «boccata d’ossigeno» durò meno di sei mesi: a novembre del 2019, C.B. – arrivata a restituire solo 1.100 euro dell’iniziale debito – tornò a battere cassa con l’anziana, pronta a proporre alla vittima di chiedere ai figli. Dopo un primo incontro in via Circumvallazione con Alberto Di Giulio, il prestito venne accordato con la Fiat Panda come garanzia. La scrittura privata venne stipulata presso un’agenzia di pratiche auto indicata dagli strozzini: in caso di mancata estinzione del debito l’auto sarebbe «passata» a Gaetano Di Giulio.

I ritardi e le minacce

La prima tranche di soldi – 3.000 euro – venne portata la sera stessa da C.B. a un altro usuraio della zona di San Vito, imparentato con la moglie di Alberto Di Giulio. I soldi finirono in 48 ore e cominciarono le rate, inizialmente pagate con puntualità dalla fornaia. «A prendere i 50 euro giornalieri al pastificio inizialmente passavano o Maria Grazia Candurro o la figlia Luigia Di Giulio», il racconto della vittima. Ma a fine gennaio del 2020 la madre della fornaia venne ricoverata al Cardarelli di Napoli e C.B. – impossibilitata a lavorare – interruppe i pagamenti. La reazione dei fratelli fu violenta: Gaetano Di Giulio chiamò la vittima per sollecitare le rate e fissò un appuntamento in piazza Martiri D’Africa, a cui insieme al primogenito di Maria Grazia Candurro, si presentarono – in sella a tre moto, due Honda Transalp e un T-Max – il figlio e Alberto Di Giulio: «Sembrò un agguanto, ebbi paura», la confessione della fornaia.

Le feste a spese del forno

Dopo diversi episodi «limite» la vittima, a settembre del 2020, arrivò alle ultime rate. E per «festeggiare» Alberto Di Giulio pretese 4 pacchi di taralli e una cinquantina di rustici e pizzette per il compleanno di un familiare. Ma il calvario, complice i debiti con altri usurai, riprese a meno di un mese di distanza con un nuovo prestito da 1.500 euro.

@riproduzione riservata

CRONACA