Studenti uccisi a Ercolano, c’è un video che incastra l’assassino

Ciro Formisano,  

Studenti uccisi a Ercolano, c’è un video che incastra l’assassino

«Sono profondamente addolorato per quanto accaduto, non ho sparato per uccidere». Chiede il perdono Vincenzo Palumbo, il camionista di Ercolano che nella notte tra giovedì e venerdì ha assassinato a colpi di pistola due ragazzi di vent’anni, Giuseppe Fusella e Tullio Pagano. Lo fa attraverso la voce dei suoi avvocati a circa 24 ore dalla notte più lunga della sua vita. La notte del massacro di via Marsiglia, la notte del duplice omicidio di quei due studenti innocenti ammazzati solo perché scambiati per dei ladri. Ma le sue parole non convincono la Procura di Napoli. Per i pm, Palumbo mente quando dice di non aver impugnato la pistola con l’intento di ammazzare i ragazzi di Portici. In mezzo alle due versioni – quella dell’assassino e quella degli inquirenti – ci sono gli undici proiettili esplosi dalla pistola “Beretta” calibro 40. Undici colpi che hanno strappato alla vita Giuseppe e Tullio. Nuovi retroscena che emergono dalle pieghe dell’inchiesta che punta a fare piena luce sul massacro di San Vito. Venerdì sera il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli ha firmato, alle 22 e 40, il decreto di fermo per Palumbo. L’epilogo di un interrogatorio fiume, durato ben 7 ore, nel quale si sono scontrate la tesi dell’indagato e le convinzioni degli inquirenti.

La tesi dell’indagato

Palumbo, nella sala interrogatori della caserma di Torre del Greco, ha raccontato la sua angoscia di essere derubato. Un timore nato in seguito a un furto subito il 4 settembre scorso, quando alcuni ladri gli rubarono l’auto: un’utilitaria parcheggiata ai piedi della sua abitazione. Da quel momento la paura si sarebbe trasformata in una vera e propria ossessione. «Dormivo con la pistola sotto al cuscino», ha detto il camionista di Ercolano al magistrato. Palumbo ha affermato di essere stato svegliato, venerdì notte, dal suono del sistema d’allarme della sua abitazione. «Ho preso la pistola e sono uscito fuori per mandare via i ladri». Il camionista ha detto di aver visto un giovane che correva, scappando dalla sua proprietà e di aver sparato solo 4 o 5 colpi di pistola a scopo intimidatorio. Proiettili che però sono andati a segno, colpendo alla testa entrambe le vittime.

La versione dei pm

Per la procura di Napoli, però, l’indagato non dice la verità. «La dinamica dei fatti, per il numero, la sequenza e la direzione dei colpi esplosi, così come ricostruita dalle indagini sinora svolte – scrive in una nota il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli – rileva la condotta intenzionalmente e senza giustificazioni rivolta a cagionare la morte violenta dei due giovani Giuseppe Fusella e Tullio Pagliaro». Per gli inquirenti non ci sono dubbi: Palumbo ha sparato per uccidere. Lo ha fatto mentre la Fiat Panda con a bordo Tullio e Giuseppe era già in moto. Stavano andando via da quella stradina di periferia. Tra l’altro, ribadisce il procuratore aggiunto, le vittime erano entrambe incensurate, «non detenevano armi da fuoco o di altro genere, ne strumenti atti allo scasso per agire travisati». In sostanza, come già emerso dalle prime indagini, Tullio e Giuseppe non erano lì per commettere alcun reato al contrario di quanto dichiarato da Palumbo che ha parlato di allarmi e di un «ragazzo scappato» dopo che lui aveva gridato. Anzi, dalle indagini pare sia emerso che in realtà i due giovani avevano un appuntamento e si sarebbero persi nelle stradine della zona alta di Ercolano. Ad incastrare Palumbo anche un video che mostra di fatto l’agguato avvenuto mentre l’auto con a bordo i due ragazzi lasciava l’area a ridosso della sua abitazione.

L’udienza

Due facce di una verità che ora finiranno nelle mani dei giudici del tribunale di Napoli. Nei prossimi giorni verrà fissata l’udienza di convalida del fermo. Al giudice toccherà decidere se confermare o meno l’arresto in carcere per Palumbo. Il camionista con la passione per le armi accusato di aver ammazzato senza pietà e senza motivo due ragazzi innocenti. Il giustiziere della notte che avrebbe sparato per uccidere perché ossessionato dall’incubo di essere derubato.

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