Studenti uccisi a Ercolano, la rabbia dei familiari: «Nessun perdono»

Ciro Formisano,  

Studenti uccisi a Ercolano, la rabbia dei familiari: «Nessun perdono»

Non è il tempo del perdono. E forse non lo sarà mai. Provare a cancellare in 24 ore la ferita aperta dagli undici colpi di pistola che hanno ucciso Tullio e Giuseppe, sarebbe ipocrita. E forse non sarebbe nemmeno giusto. Nel calderone delle emozioni che rimbalzano tra le lacrime di amici e familiari il sentimento più diffuso è la rabbia. Una rabbia giustificata dalla follia di quel massacro, dalla morte di due ragazzi senza colpe, vittime innocenti della violenza gratuita che da tempo dilaga nel cuore della provincia di Napoli. Un’emergenza troppo spesso dimenticata che ha avuto il suo apice nel terrificante massacro di venerdì notte.  «Quest’uomo ha distrutto tre famiglie: le nostre e la sua. Deve pagare per quello che ha fatto. Vogliamo solo giustizia. Sappiamo che nulla ci riporterà indietro i nostri ragazzi», scrive sui social uno zio di Giuseppe Fusella in un lungo sfogo che in poche ore fa il giro della rete.Chiedono verità, anche i familiari di Tullio Pagliaro che nelle scorse ore hanno deciso di nominare un avvocato difensore. Un modo per seguire tutte le tappe dell’inchiesta sul delitto, a cominciare dall’autopsia programmata per mercoledì. Quel giorno potrebbero svolgersi anche i funerali dei due ragazzi di Portici. L’ultimo abbraccio alle vittime della più assurda tragedia che abbia mai sconvolto la città negli ultimi anni. In fondo a quel mix di emozioni che travolgono l’anima di amici e parenti ci sono poi i ricordi, le giornate vissute assieme, le istantanee di una esistenza spezzata proprio nel momento più bello. Ricordi nei quali si rifugiano gli amici per sfuggire alla tristezza. «Tullio era un ragazzo fantastico, buonissimo, affabile, altruista, generoso», dice con le lacrime agli occhi Emiliano Mellone, tecnico nazionale di tennis, istruttore del Tennis Club Velotti a Portici dove Tullio, operatore al mercato dei fiori di Ercolano, era solito allenarsi. «Tullio era un bravo atleta, ha partecipato alla festa dei miei quaranta anni, al campo estivo a Ischia per tre anni consecutivi, alla mia prima colonia estiva a Madonna di Campiglio diversi anni fa. E’ cresciuto qui e per diciotto anni per almeno tre o quattro volte a settimana era sempre qui, compresa la sua famiglia». Tullio e Giuseppe erano dei ragazzi normali, con un cassetto pieno di sogni e mille passioni da coltivare. La morte era lontana anni luce dai loro pensieri quando quell’uomo ha iniziato a sparare all’impazzata usando i loro corpi come bersagli da colpire. Undici proiettili che hanno ucciso due vite innocenti senza alcun motivo. Anche per questo perdonare, oggi, sembra impossibile.

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