Dai domiciliari l’usuraio di Torre del Greco prestava a strozzo i soldi del reddito di cittadinanza

Alberto Dortucci,  

Dai domiciliari l’usuraio di Torre del Greco prestava a strozzo i soldi del reddito di cittadinanza

Torre del Greco. Era agli arresti domiciliari e percepiva il reddito di cittadinanza, ma «arrotondava» le entrate mensili con prestiti a tassi variabili tra il 40% e il 480%. Dall’inchiesta sul giro di usura scoperto e smantellato all’ombra del Vesuvio emergono evidenti falle delle istituzioni, in cui Salvatore Scognamiglio – 44 anni, noto come «Cerasiello» – e la moglie Clorinda Palomba si erano infilati per portare avanti il proprio business criminale. Trasformando la propria abitazione di vico San Vito – traversa di via Nazionale – in un vero e proprio istituto di credito. Dove, però, i clienti in ritardo con i pagamenti venivano minacciati e schiaffeggiati. È lo scenario raccontato da C.B., la fornaia del centro cittadino stritolata dai tre gruppi di «cravattari» arrestati la scorsa settimana dagli agenti del locale commissariato di polizia.

Usura a domicilio

Particolarmente violento – secondo il racconto messo nero su bianco dalla vittima davanti al pm Matteo De Micheli della procura di Torre Annunziata – il gruppo guidato dal pregiudicato del quartiere Sant’Antonio, di cui facevano parte la moglie e la suocera Luisa Zorino. «Alla sua abitazione arrivai da voci di popolo, secondo cui era ai domiciliari e faceva prestiti a usura – ricorda la fornaia – Così, a giugno del 2019, feci una richiesta di mille euro». Fu l’inizio del calvario. Lo strozzino inizialmente applicò un interesse di 400 euro al mese, aprendo così il «conto» con la nuova vittima. A luglio il primo debito venne ripianato, ma tra metà agosto e metà settembre la fornaia chiese e ottenne ulteriori 2.500 euro: «Per questa ragione, vedendo aumentare la somma, Salvatore Scognamiglio aumentò l’interesse a mille euro al mese», la denuncia della fornaia. Le rate venivano consegnate direttamente presso lo «sportello» di vico San Vito, dove il quarantaquattrenne – oggi in carcere – era comodamente ai domiciliari.

Minacce e schiaffi

Al primo ritardo nel pagamento delle rate, secondo il racconto della fornaia, cominciarono le violenze: «Quando, davanti all’aumento ingiustificato del debito, risposi che vendevo il pane e non la droga – il racconto di C.B agli investigatori – si avvicinò la compagna di Cerasiello e mi diede due schiaffi». Intimorita dalle azioni degli strozzini, la fornaia continuò a pagare. Così come diverse vittime, incontrate in vico San Vito tra cui una casalinga e una commerciante di via Nazionale. «Facendo un calcolo per difetto – conclude la fornaia – posso dire di avere consegnato a Salvatore Scognamiglio circa 12.000 euro tra novembre del 2019 e ottobre del 2020». Merce portata via dal pastificio e regali per le feste di famiglia a parte.

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