Denunciò il boss di Poggiomarino, l’ex compagna di Amoruso è rimasta senza protezione

Andrea Ripa,  

Denunciò il boss di Poggiomarino, l’ex compagna di Amoruso è rimasta senza protezione

Il coraggio di mettersi contro la camorra e contro il padre dei suoi figli e la paura di vivere sola, con il rischio di essere ammazzata da un giorno all’altro. La compagna di Carmine Amoruso, aspirante boss di Poggiomarino arrestato ad agosto, dopo una denuncia presentata proprio dalla donna, è rimasta senza protezione. «Ed oggi vivo con il timore di essere ammazzata, di finire al centro di una guerra tra clan in città». Lena, nome di fantasia, ha gli occhi bassi e le mani consumate dalla paura mentre racconta l’inferno che da mesi vive. Prima e dopo aver chiesto aiuto allo Stato per sventare una guerra di camorra che avrebbe potuto abbattersi anche su di lei e sui suoi figli. A Le Iene, durante un’intervista in cui vengono riproposti anche alcuni articoli di Metropolis, la compagna di Carmine Amoruso rivela le sue preoccupazioni. Perché lo Stato che avrebbe dovuto difenderla, dopo aver contribuito a far arrestare, un aspirante boss, l’ha lasciata da sola. «Sola, in pasto ai camorristi». Sola a combattere con tre cosche, le stesse che hanno messo le mani su Poggiomarino. Il clan di Antonio Giugliano, detto o’ Savariello, che da anni gestisce gli affari illeciti sul territorio, quello di Rosario Giugliano, detto ‘o minorenne, storico killer del clan Galasso e tornato all’ombra del Vesuvio pochi anni fa (arrestato ad aprile scorso per un agguato proprio ai danni di Amoruso), e il clan Amoruso, che Carmine insieme ai familiari avrebbe voluto mettere in piedi dopo aver deciso di interrompere il percorso di collaborazione con la giustizia intrapreso qualche anno prima. «Sono una donna e una madre di due figli, sono in preda alla disperazione», racconta mentre ripercorre le tappe di una relazione avvelenata dalla gelosia e inquinata dalle ambizioni del compagno, tornato in città poco più di un anno fa con l’intento di prendere il controllo di tutto. «Era tornato per fare il boss, un giorno mi ha detto: “Torno a Napoli”. Così è stata revocata anche a me la protezione». E Amoruso, camorrista dal lungo curriculum criminale, scampato a due agguati – uno nel 2009 dove fu ucciso un innocente e uno in primavera, dove riuscì a scampare alla furia omicida di Rosario o’ minorenne – stava pianificando una vera e propria guerra di camorra. Interrotta dalla compagna. «Un giorno con la scusa di andare a comprare le sigarette, ho raccontato tutto ai carabinieri». Lena, nel frattempo tornata a vivere con Amoruso perché non sapeva più dove andare, aveva paura. Per sé, visti i maltrattamenti subiti in passato, e per i suoi figli. Quella che si presenta ai militari non è un’eroina, è una mamma che vuole difendere i suoi bambini. Arrivano le forze dell’ordine, trovano un arsenale nascosto. Scattano le manette per Amoruso, in programma c’era un agguato contro il clan rivale, quello di Rosario o’ minorenne (in carcere da mesi). «Dopo l’arresto, l’ho visto un’ultima volta. Quando mi hanno riportato i figli, lui mi guardava come a dirmi: “Sei un infame”». Occhi che l’ex compagna dell’aspirante boss di Poggiomarino probabilmente non dimenticherà mai. Lo sguardo di Carmine era cambiato. Un tempo l’amava – «non ho mai appoggiato i suoi traffici, ma forse non ci ho mai pensato più di tanto», dirà – oggi probabilmente è eroso dall’odio verso l’unica persona in grado di bloccare la sua ascesa a prendere il controllo di Poggiomarino. «Vivo con la minaccia di essere uccisa senza protezione. Anche perché loro sanno dove sto. Una persona è sotto casa mia, sempre la stessa, sempre negli stessi orari. Sempre nella stessa posizione». E il rischio di finire in un vortice di vendetta di tre cosche, le due che vorrebbero punire Amoruso e quella del compagno “tradito” per difendere i figli, è un’ombra sulla vita di Lena e dei suoi due bimbi piccoli. Avuti proprio durante la relazione con Amoruso. Oggi che la voce di Lena ha squarciato quel muro di silenzio in cui era piombata dopo gli arresti di agosto scorso, bisogna fare in fretta. Il Governo ha il dovere di prendersi cura di una donna lasciata sola. Ecco perché – dopo il servizio de Le Iene – è stato informato il sottosegretario al ministero di Grazia e giustizia, Nicola Molteni. Per provare a dare protezione a una mamma che ha sfidato l’amore di una vita e la camorra e oggi è abbandonata da tutti. Anche dallo Stato.

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