Torre Annunziata, massacro davanti allo stadio: ergastolo per il boss poeta

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, massacro davanti allo stadio: ergastolo per il boss poeta

Aldo Gionta, il boss poeta di Torre Annunziata, dovrà trascorrere il resto dei suoi giorni dietro le sbarre. Da qualche ora, infatti, il nome del padrino di Palazzo Fienga è scolpito a fuoco nel lungo elenco dei capoclan ergastolani della camorra vesuviana. Venerdì sera, infatti, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal boss per ribaltare la condanna al carcere a vita emessa nel dicembre del 2019 dai giudici del tribunale di Napoli. Per la Cassazione le prove sono schiaccianti: è stato Aldo Gionta a ordinare il massacro di Natale Scarpa, il ras del clan Gallo-Cavalieri ammazzato da due sicari in sella ad una moto il 16 agosto del 2006. Un delitto messo a segno in pieno giorno, a due passi dal tribunale, nel piazzale a ridosso dello stadio comunale. Un agguato simbolo della ferocia di cui è stata capace, in questi decenni, la criminalità organizzata. La Cassazione ha confermato anche l’ergastolo per Giuseppe Coppola, l’uomo ritenuto legato ai Gionta che è finito alla sbarra con l’accusa di aver segnalato ai killer la presenza della vittima sul luogo del delitto.

Il movente

Un omicidio che – per l’Antimafia – sarebbe legato ad una vendetta personale architettata da Gionta. Il motivo? Il ras è stato condannato a morte dal boss perché aveva rifilato uno schiaffo al figlio, all’epoca minorenne, di Aldo Gionta. Una reazione legata ad uno sgarro: il rampollo del clan, infatti, aveva lanciato delle uova marce contro l’affiliato del Penniniello il giorno di Carnevale. Una scintilla che – associata ai vecchi rancori tra le due cosche –  ha dato vita a quel pomeriggio d’inferno culminato nel terrificante massacro di Scarpa.

Il processo

La sentenza della Cassazione pone fine ad un processo costellato di colpi di scena. Gionta, infatti, è stato rinviato a giudizio per il delitto ma in primo grado i giudici lo avevano assolto dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio. La Procura però è convinta della colpevolezza del boss e presenta ricorso in Appello. Nel processo di secondo grado vengono chiamati a testimoniare alcuni ex affiliati che nel frattempo hanno deciso di collaborare con la giustizia. Gente del calibro di Francesco Raimo, il killer dei Birra di Ercolano al quale il boss avrebbe confessato, in cella, i suoi propositi di vendetta nei confronti di Scarpa. Prove ritenute sufficienti dai giudici per firmare. nel 2019, la condanna per Gionta.

Il nuovo ergastolano

Quella emessa dalla Cassazione è una sentenza importante perché si tratta della prima condanna all’ergastolo inflitta al figlio del padrino di Palazzo Fienga. Aldo Gionta, ritenuto per un periodo la figura chiave del clan, non era mai stato coinvolto nelle indagini sulla lunga serie di omicidi messi a segno nel corso della guerra tra i Valentini e i Gallo.  Una mattanza che è costata diverse condanne al carcere a vita ad altri esponenti della dinastia criminale fondata da Valentino Gionta (quasi tutti finiti sepolti vivi al 41 bis). Ma da qualche ora nella lista dei boss ergastolani della camorra vesuviana c’è anche il nome di Aldo Gionta.

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