Camorra a Poggiomarino, per aprire un negozio in città serviva il permesso del boss

Andrea Ripa,  

Camorra a Poggiomarino, per aprire un negozio in città serviva il permesso del boss

«Un giorno una coppia di fidanzati si fermò davanti al nostro cancello per chiedere a Carmine se potevano aprire un’attività in città». Le parole dell’ex compagna di Amoruso, l’aspirante boss di Poggiomarino arrestato ad agosto scorso, sono inquietanti. Raccontano alla perfezione la forza e lo spessore camorristico di un personaggio che ha sfruttato lo Stato per uscire dal carcere, prima di  decidere di interrompere anzitempo il percorso di collaborazione con la giustizia che aveva intrapreso e rimettere in piedi un giro d’affari illecito. Nella stessa città in cui, prima di finire in manette, aveva per anni seminato il terrore. A raccontare la potenza dell’ex luogotenente del clan Giugliano, pronto a mettersi in proprio fondando un nuovo clan e dichiarare guerra alla cosca per cui aveva lavorato e all’altra che avrebbe voluto prendere il potere in città vista la detenzione dello storico capoclan, è Lena, la donna che oggi lotta per ottenere protezione per sé e per i suoi figli. Nell’intervista rilasciata a Le Iene rivela quanto forte fosse stringente la pressione dell’ex braccio destro del boss o’ Savariello sul quartiere e sull’intera comunità. Con forza o’ Riccio, così è noto negli ambienti criminali Carmine Amoruso, aveva ricominciato la propria stretta sulle attività commerciali del territorio. Una morsa. «Faceva estorsioni e poi vedevo traffico di armi. Tante ne ho viste a casa», racconterà ancora poi Lena. La verità è che Carmine Amoruso era tornato a Poggiomarino per prendersi tutto. Il vecchio e il nuovo. E per farlo era consapevole del fatto che avrebbe pestato i piedi a chi per anni in passato lo ha assoldato, come il clan Giugliano del boss o’ Savariello, e chi in quel momento stava cercando di insediarsi nelle gerarchie criminali del territorio, come il clan di Rosario Giugliano, detto o’ minorenne. La cosca di Amoruso, nata grazie al sostegno dei familiari e degli amici, era la terza in una città stritolata dalla camorra e in preda a un guerra tra bande criminali che avrebbe potuto avere effetti devastanti se l’ex compagna de o’ riccio non avesse chiesto aiuto. Carmine Amoruso infatti è stato arrestato ad agosto scorso dopo una denuncia presentata proprio dalla madre dei suoi figli, preoccupata per i maltrattamenti e per il clima che in quei giorni si respirava in casa. Infatti o’ riccio, il nuovo boss di Poggiomarino, aveva in programma un agguato contro il titolare di un concessionario d’auto, punto di riferimento del boss Rosario Giugliano o’ minorenne.  Il raid, preparato nei minimi dettagli e per il quale erano già state prese le armi, doveva essere la risposta di Amoruso dopo essere sopravvissuto alla spedizione punitiva che l’ex killer del clan Galasso – arrestato ad aprile scorso – aveva preparato ai suoi danni. Amoruso uscì miracolosamente illeso dalla scarica di piombo che Giugliano e un altro sicario esplosero contro di lui.

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