Torre del Greco, massacrò la mamma con un cacciavite: al via il processo all’assassino

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, massacrò la mamma con un cacciavite: al via il processo all’assassino
Fabio Cerbasi, a processo per l'omicidio della madre

Torre del Greco. Uccise la madre a colpi di cacciavite, al via il processo a Fabio Cerbasi. Si è aperto davanti in corte d’assise di Napoli il primo capitolo giudiziario del massacro di via Cesare Battisti, dove si consumò il brutale omicidio della collaboratrice della scuola don Bosco. Un’udienza durata meno di mezz’ora,  il tempo necessario a incartare il procedimento e a presentare le richieste richieste istruttorie. Unico dubbio – destinato a essere sciolto entro fine mese – la scelta di ascoltare o meno il consulente incaricato di valutare la «pericolosità sociale» del trentatreenne già giudicato «incapace di intendere e di volere» al momento della tragica aggressione costata la vita a Brunella Cerbasi: una volta sciolto il «nodo» relativo al consulente, il processo si dovrebbe chiudere – salvo colpi di scena – in poche udienze.

Lo stato delirante

L’assassino di via Cesare Battisti – assistito dall’avvocato Maria Laura Masi – venne ritenuto in grado di stare in giudizio perché, all’epoca della perizia consegnata al gip Antonello Anzalone del tribunale di Torre Annunziata, risultò «capace di esercitare in modo attivo e consapevole il proprio diritto alla difesa». Ma gli stessi esami portati avanti tra l’inizio di dicembre del 2020 e l’inizio di gennaio del 2021 – il massacro di Brunella Cerbasi avvenne la notte tra il 22 e il 23 novembre del 2020 – evidenziarono come, al momento dell’omicidio, il trentatreenne presentasse sotto il profilo psichiatrico «una condizione delirante florida con la presenza di interpretazioni deliranti, capaci di determinare un’abolizione del controllo delle impulsività».  In pratica, dietro il brutale omicidio – secondo il consulente del tribunale di Torre Annunziata – ci sarebbe stato un vero e proprio raptus di follia. Dunque, al netto di ulteriori elementi al vaglio della corte d’assise di Napoli, Fabio Cerbasi potrebbe essere assolto dalle accuse. In base alla «pericolosità sociale» poi i giudici potrebbero sottoporre a una misura di sicurezza con affidamento a una struttura idonea a trattare la sua patologia psichiatrica.

L’interrogatorio

D’altronde, lo stato di salute mentale di Fabio Cerbasi era stato chiaro già al momento della confessione – avvenuta a poche ore dall’arresto -agli agenti del commissariato di polizia: «Mia madre ha cominciato a fare le “fatture della scemità” e a fare volare gli oggetti – il surreale racconto dell’uomo-. Io stesso ero vittima del suo potere maligno: l’ho uccisa con un “girachiodi”, ma c’è voluto uno sforzo enorme. Il mondo era in pericolo». Una ricostruzione agghiacciante, accompagnata da dettagli capaci di suscitare sgomento e raccapriccio tra gli investigatori: «Non voleva morire, ci sono voluti diversi colpi. Così sono rimasto senza forze e mi sono addormentato».

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