Torre Annunziata, confermato l’ergastolo per il killer dei Gionta

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, confermato l’ergastolo per il killer dei Gionta

Negli ultimi 2 anni ha presentato una sfilza infinita di ricorsi, tre dei quali finiti davanti ai giudici della Corte di Cassazione. Memorie, istanze, documenti messi insieme per chiedere sempre la stessa cosa: uno sconto di pena rispetto alla condanna all’ergastolo incassata nel luglio del 1999 per aver partecipato ad un omicidio ordinato dalla cupola del clan Gionta a metà degli anni ‘80. Ma per i giudici Francesco Bove, ex sicario dei Valentini in carcere da oltre vent’anni, deve restare in cella fino alla fine dei suoi giorni. Una storia che si intreccia al dibattito aperto, in questi mesi, sull’ergastolo ostativo: il fine pena mai senza permessi e benefici riservato a mafiosi e terroristi mai pentiti. Una misura ritenuta «disumana» dai penalisti al punto che prima la Corte Europea dei Diritti Umani e poi la Corte Costituzionale l’hanno bocciata. In questi giorni è al vaglio del Governo la discussione sulla nuova legge da introdurre per riuscire a superare i conflitti costituzionali sollevati dalla Consulta. Un dibattito dal quale dipende il destino di migliaia di detenuti condannati all’ergastolo ostativo. Tra cui lo stesso Francesco Bove. Il cinquantenne di Torre Annunziata sta scontando una condanna al carcere a vita per l’omicidio di Francesco Generoso, delitto commesso il 10 giugno del 1984, nel pieno della guerra tra la Nuova Camorra Organizzata e la Nuova Famiglia. Qualche anno dopo  Bove è stato arrestato per quel massacro di cui si è sempre professato innocente.   Sul suo capo pendono anche altre condanne, tra cui una per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Da tempo il pregiudicato di Torre Annunziata sta provando, a suon di ricorsi, ad aprirsi uno spiraglio per uscire dal carcere. E soprattutto è uno dei detenuti che sta tentando di sfruttare le falle che si sono aperte attorno all’ergastolo ostativo. In cella Bove ha messo insieme titoli ed economi per la sua attiva partecipazione al percorso di rieducazione. Non abbastanza però per ottenere la scarcerazione o i permessi. Tra settembre e novembre di quest’anno la Corte di Cassazione ha respinto ben due ricorsi del pregiudicato di Torre Annunziata. L’ultimo qualche giorno fa quando sono state depositate le motivazioni del «no» secco della Suprema Corte rispetto alla richiesta di Bove di trasformare la sua condanna al carcere a vita in una più «mite» sentenza a 30 anni di reclusione. Il tutto facendo leva su alcune pronunce della Corte Europea dei Diritti Umani che si erano concluse con la condanna dell’Italia. Sentenze che però non possono essere applicate – secondo la Cassazione – al caso del cinquantenne di Torre Annunziata. E così per Bove la possibilità di lasciare il carcere resta ancora un pallido miraggio. E a questo punto il suo destino, come quello di tanti altri detenuti condannati all’ergastolo ostativo, sarà deciso dalla nuova legge già al vaglio delle commissioni parlamentari.

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