Castellammare. Niente finanziamenti per il porto, il mea culpa della politica: «Occasione persa»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Niente finanziamenti per il porto, il mea culpa della politica: «Occasione persa»

L’esclusione del porto di Castellammare dai finanziamenti del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è uno schiaffo in pieno volto alla politica cittadina. La città perde un treno che forse non ripasserà mai più. I 380 milioni che il Governo ha messo a disposizione dell’Autorità Portuale e che saranno divisi tra Napoli (275 milioni) e Salerno (105 milioni) potevano essere fondamentali per rilanciare dal punto di vista economico ed occupazionale un territorio che va ben oltre la città stabiese. Una batosta che la politica locale fatica a mandare giù. Il presidente della commissione regionale Trasporti, Luca Cascone, ha spiegato che il problema è stato quello dell’assenza di progetti e che la Regione proverà a rimediare con la prossima programmazione dei fondi europei.

Ma in una città che vive di speranza ormai da trent’anni, prevale un sentimento di rassegnazione. «Inizia il valzer delle colpe, dello scaricabarile, le pezze a colore del presidente della Commissione Trasporti – sostiene Tonino Scala, consigliere comunale di Liberi e Uguali – L’unico dato certo è che abbiamo perso un altro treno, è mancata come sempre visione e autorevolezza». Secondo Scala: «La verità è una, la città non è in grado di esprimere una classe politica all’altezza della situazione da troppi anni – sostiene – Bisogna avere il coraggio di guardarsi allo specchio e capire se vogliamo continuare a giocare oppure crescere e fare sul serio».

Preoccupato anche il consigliere comunale di Italia Viva, Andrea Di Martino: «Abbiamo un ritardo abbastanza grave sulla programmazione territoriale. Forse è colpa anche dell’amministrazione di cui ho fatto parte, ma bisogna anche ricordare che questa giunta è in carica ormai da più di tre anni – continua – Il problema è che siamo in ritardo e lo pagheremo anche su altre vicende, perché abbiamo un pacchetto progetti molto scarso». Di Martino però vorrebbe un colpo di reni: «In questo momento abbiamo la certezza che la Regione ha un grande debito nei confronti di Castellammare – spiega – Andiamo lì e chiediamogli di intervenire sul patrimonio immobiliare di Terme di Stabia, prima che il Tribunale metta tutto all’asta il prossimo gennaio».Vuole provare a guardare oltre anche il consigliere comunale di Uniti per Stabia, Giovanni Nastelli: «Quella del Recovery è una brutta sconfitta, ma c’è da giocare la partita della nuova programmazione dei fondi europei e non possiamo assolutamente perderla – continua – La Regione è in debito con Castellammare e ha preso un impegno con Fincantieri, anche davanti alla Prefettura, che deve rispettare».

Secondo Nastelli però è anche la politica stabiese a dover fare una scelta precisa: «Castellammare deve agganciarsi alla locomotiva Fincantieri che è un treno in corsa che garantisce lavoro e sviluppo economico – continua il consigliere comunale – Non possono esserci ambiguità su questo, altrimenti c’è il rischio di perdere altri treni come accaduto con il Pnrr».

«Castellammare paga lo scarso peso politico dell’ultimo decennio», dice Francesco Nappi, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle. «Dello sviluppo del porto turistico della nostra città se ne parla dai tempi dell’amministrazione Bobbio, ma nel frattempo si sono alternate giunte che duravano al massimo due anni senza che nessuna riuscisse a portare avanti progetti che ora sarebbero stati fondamentali – spiega Nappi – Purtroppo quando arriva un commissario si blocca tutto e oggi, con la sconfitta del Pnrr, paghiamo il conto». Secondo il consigliere comunale del M5S, però, è tempo di fare scelte di campo: «L’ultima discussione sullo sviluppo del porto in consiglio comunale ha palesato solo confusione – dice Nappi – Bisogna avere le idee chiare e su questo fronte noi siamo stati chiari, bisogna comprendere che una stazione crocieristica vera garantirebbe maggiore sviluppo occupazionale ed economico rispetto a quanto possono fare oggi gli ormeggiatori».

CRONACA