Zona Rossa e Vesuvio, 800 milioni di euro mai assegnati ai Comuni da vent’anni

Andrea Ripa,  

Zona Rossa e Vesuvio, 800 milioni di euro mai assegnati ai Comuni da vent’anni

C’è una montagna di soldi che da vent’anni resta bloccata tra gli uffici della Regione della Città Metropolitana (ex provincia). Ottocento milioni di euro che andavano assegnati ai comuni del Vesuviano finiti sotto la «cappa» della zona rossa, istituita con la legge 21 del 2003. Alla firma di quel provvedimento regionale, che tra l’altro sanciva divieti e vincoli urbanistici per gran parte dei territori che fanno anche parte del Parco Nazionale del Vesuvio, i fondi promessi sarebbero serviti ai Comuni per attuare interventi di «compensazione». Quei soldi non sono mai stati assegnati. «Inspiegabilmente Regione e Città Metropolitana sembra non abbiano più intenzione di erogare i fondi», si legge nel volantino che convoca per oggi un incontro nella sala consiliare del municipio di Sant’Anastasia. Un invito rivolto ai sindaci delle città coinvolte – «dobbiamo far sentire la nostra voce, perché i nostri territori non devono morire», dice il “capo popolo” Carmine Esposito che guida il fronte della protesta – che hanno dovuto fare i conti non solo con la zona rossa, ma anche con la mancata assegnazione delle risorse. Dai 110 milioni di euro previsti per Torre del Greco, agli oltre 55 che andavano assegnati per Torre Annunziata. Sessantaquattro milioni di euro erano previsti per Sant’Anastsia, 60 per Somma Vesuviana e 49 per la leghista San Giuseppe Vesuviano. Nell’elenco degli assegnatari delle risorse le 18 amministrazioni racchiuse nella prima zona rossa per il rischio vulcanico – tra queste anche Pompei, Ottaviano, Terzigno, Portici e Boscoreale per citarne alcune -, poi allargata con successivo provvedimento a 25 comuni della provincia di Napoli nel 2013. La firma in calce alla legge regionale 21 del 2003 è del presidente dell’epoca Antonio Bassolino. «La presente legge si applica ai comuni rientranti nella zona rossa ad alto rischio vulcanico della pianificazione nazionale d’emergenza dell’area vesuviana del dipartimento della protezione civile, prefettura di Napoli, osservatorio vesuviano», si legge nell’incipit del testo di 9 articoli. Per far fronte a tutti quei vincoli, la decisione di stanziare 800 milioni di euro. Mai assegnati. In un periodo storico come questo, dove le casse dei comuni di mezza Italia sono al collasso e si reggono soltanto sui finanziamenti che lo Stato sta erogando per gestire l’emergenza Covid, lo sblocco di risorse fondamentali – tra l’altro promesse e attese da 20 anni – sarebbe più che una boccata d’ossigeno per intere amministrazioni che spesso non riescono a garantire neanche i servizi minimi assistenziali per carenza di fondi. A capo della protesta, come capitato già più di 10 anni fa, il sindaco di Sant’Anastasia Carmine Esposito. Ha convocato un incontro a cui sono stati invitati i sindaci e gli amministratori regionali per scongelare un tesoretto che rischia di andare perduto. «A discapito dei nostri territori e in favore di altre aree metropolitana e salernitane», si legge ancora sul manifesto che fissa l’incontro per questo pomeriggio alle 17,30 negli uffici di Palazzo Siano. «La mia battaglia per la zona rossa non si è mai esaurita ed ora che sono di nuovo sindaco del comune di Sant’Anastasia ho intenzione di riprendere quella che mi sembra una sacrosanta battaglia per difendere i cittadini e i nostri territori» – fa sapere il primo cittadino rieletto due anni fa dopo lo scandalo Tangentopoli e lo stop al secondo mandato Abete – «Noi non ci stiamo ad essere ancora una volta mortificati e non ci stiamo a perdere i finanziamenti inseriti nella stessa legge 21 del 2003, purtroppo disattesa fino ad oggi».

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