Da Ottaviano alla Croazia, le nuove rotte dei narcos scoperte dall’Antimafia: 18 indagati

Giovanna Salvati,  

Da Ottaviano alla Croazia, le nuove rotte dei narcos scoperte dall’Antimafia: 18 indagati

Ottaviano si riscopre epicentro del traffico internazionale di stupefacenti. E’ quanto teorizzano i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che hanno squarciato i veli sui business dei narcos vesuviani. Il filo che unisce la matassa dell’inchiesta porta da Ottaviano – l’ex regno del boss defunto Raffaele Cutolo – fino alla Croazia.  Il fascicolo, aperto dai pubblici ministeri Ivana Fulco e Henry John Woodcock, coinvolge 18 indagati. Sono accusati, a vario titolo e con vari ruoli, di far parte di una associazione per delinquere finalizzata allo spaccio e al traffico di droga. In particolare di hashish, cocaina e marijuana. Il quartiere generale della rete dei narcos sarebbe proprio a Ottaviano dove un trentacinquenne già noto alle forze dell’ordine avrebbe imbastito le trame del sistema. Un uomo, uno di quelli cresciuti in strada. Ribelle e con l’aspirazione di dover comandare e fondare un clan, ma già nel 2008 gli andò male. Il suo nome però non è stato mai cancellato dai radar della magistratura e ora è il primo in quella lista. E’ lui che ha preso i contatti, lui che mette i soldi, frutto ovviamente di attività illecite. Ed è sempre lui a tessere le fila dei contatti che partendo da Ottaviano attraversano la città di Napoli fino alla Croazia. A fargli da sponda altre 17 persone, uomini e donne: molti sono di Ottaviano ma anche di Pianura, Terzigno e Fuorigrotta. L’inchiesta è partita nel 2018 e solo qualche settimana fa ai sospettati è stato notificato l’avviso di conclusione indagine. Un fascicolo zeppo di nomi ed episodi che descrivono l’inquietante ragnatela costruita da quell’uomo pronto a scalare le vette della spaccio ma incastrato ora dagli agenti del commissariato di San Giuseppe Vesuviano. Sono stati infatti i poliziotti coordinati dal vicequestore Maurizio D’Antonio a scoprire l’intera rete di spaccio e contatti. Acquisti e ordini tramite la chat istantanea di wattsapp, incontri alla luce del sole e in luoghi ordinari per evitare sospetti. Ma il fiuto investigativo degli uomini in divisa ha portato la polizia sulle tracce degli indagati che ora rischiano di finire a processo. Durante tutta l’inchiesta il trentacinquenne e i suoi fedelissimi sono stati oggetto di perquisizioni ma anche di sequestri di piccole dosi di droga a attività abusive che gestivano. Un’associazione messa in piedi proprio con l’intento di controllare tutta la cittadina vesuviana e di rifornire tutte le piazze di spaccio limitrofe. Tutte, tranne quelle dove la camorra e i clan storici hanno invece messo il veto, e sbattendo la porta in faccia al gruppo dei narcos. Un’inchiesta che comunque conferma, ancora oggi, la centralità della zona vesuviana come roccaforte dello spaccio e dei traffici di stupefacenti. Basti pensare che numerosi narcotrafficanti ritenuti artefici e promotori di traffici internazionali di droga – poi arrestati – sono originari proprio della zona tra Terzigno, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano e Torre Annunziata.

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