Incidenti falsi con la Ferrari e mazzette in penisola sorrentina: due condanne

Ciro Formisano,  

Incidenti falsi con la Ferrari e mazzette in penisola sorrentina: due condanne

E’ stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione Gianluca Izzo, l’imprenditore di Vico Equense, ritenuto tra i protagonisti dell’inchiesta su corruzione e falsi incidenti che a ottobre dello scorso anno ha portato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare a carico di diversi indagati. A oltre un anno dall’esplosione dello scandalo giudiziario, Izzo ha deciso di essere processato con il rito abbreviato. Nei giorni scorsi il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Torre Annunziata, Emma Aufieri, ha emesso il suo verdetto, condannando l’imprenditore a 5 anni e 4 mesi di carcere. Izzo è accusato dagli inquirenti di aver commesso reati di frode assicurativa e corruzione.

L’inchiesta

L’imprenditore avrebbe provato a mettere a segno due frodi ai danni di altrettante compagnie assicurative, simulando falsi incidenti mai avvenuti. Incidenti che avevano come protagonista la sua lussuosa “Ferrari California”, un gioiellino da 490 cavalli che vale, oggi, 120.000 euro. L’auto era intestata ad un trust ma veniva guidata dall’imputato. Izzo, assieme agli altri soggetti finiti nella rete dell’inchiesta, avrebbe provato a frodare l’assicurazione attraverso l’uso di falsi testimoni. Non solo. Per raggiungere il suo obiettivo Izzo avrebbe anche corrotto alcuni consulenti, pagati anche 1.500 euro per depositare agli atti dei procedimenti civili incardinati dinanzi al giudice di Pace di Sorrento false perizie. Documenti fasulli – sostiene la Procura di Torre Annunziata – creati per consentire all’imputato di incassare rimborsi fino a 10.000 euro. In un secondo episodio sarebbe stato corrotto un medico e consulente per la modica cifra di appena 200 euro. Lo scorso anno, a carico di Izzo, è stato anche eseguito un decreto di sequestro per Rolex e altri oggetti di lusso che l’uomo deteneva. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, dalle indagini patrimoniali eseguite a carico dell’imprenditore, sarebbe emersa una chiara sproporzione tra i redditi dell’uomo e i beni di cui era in realtà in possesso.

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Una vicenda nella quale sarebbe coinvolto anche Giovanni Pane, avvocato di Meta, indagato e poi imputato per le stesse accuse contestate a Izzo. Di fatto Pane, sostengono gli inquirenti, era il legale che seguiva l’imprenditore nei procedimenti sospetti finiti poi all’attenzione delle indagini condotte dalla guardia di finanza di Torre Annunziata e Massa Lubrense. Prove che hanno spinto il legale a scegliere la strada del patteggiamento. Il procedimento si è definito con una pena concordata pari a 4 anni e 3 mesi di reclusione per l’avvocato. Al vaglio restano le posizioni degli altri 8 soggetti iscritti nel registro degli indagati per questa vicenda.

I precedenti

Un processo che rappresenta l’ennesimo tassello delle indagini avviate dalla Procura di Torre Annunziata, in questi anni, sul fenomeno dei falsi incidenti. Un filone investigativo che nel 2018  ha portato sotto inchiesta decine tra avvocati e consulenti.

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