Torre Annunziata, la guerra per il racket vale un milione di euro

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata, la guerra per il racket vale un milione di euro

Oltre un milione di euro. Tanto vale la guerra di camorra che da mesi tiene in scacco Torre Annunziata. Una montagna di soldi che fanno gola ai boss a capo delle sette famiglie criminali attive in città. Quattrini che rappresentano il volume degli incassi illeciti racimolati grazie alle estorsioni, il principale business della camorra di Fortapàsc. E’ l’ennesimo retroscena che emerge dalle indagini sulla criminalità organizzata di Torre Annunziata. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, in questi mesi, sta provando a mettere assieme tutti i tasselli del mosaico investigativo per incastrare i nuovi padrini. E per farlo gli inquirenti hanno messo ai raggi X il settore del racket, ad oggi ancora la più importante fonte di guadagno per le cosche, come dimostrano anche i retroscena delle recenti inchieste che hanno colpito la criminalità torrese. Ma quel business rappresenterebbe anche uno dei principali motivi posti alla base della terribile guerra che dall’inizio dell’anno ha prodotto un omicidio, decine di stese, numerosi delitti mancati e una sfilza incredibile di raid intimidatori ai danni di pregiudicati e commercianti (pochi) che si sono ribellati alle richieste dei clan.

I numeri 

Gli inquirenti stanno ricostruendo la mappa del pizzo e dall’attività di controllo del territorio sarebbe emerso che oltre la metà delle imprese attive in città – in tutto sono circa mille tra aziende e negozi – pagano la tangente alla camorra. Tangenti che vanno dai cinquecento ai duemila euro a scadenze fisse: Natale, Pasqua e Ferragosto. Soldi ai quali si somma il «doppio pizzo», la nuova tassa imposta dai clan proprio in questi giorni. Soldi che  la camorra punta a investire per il pagamento delle spese legate alla guerra e per sostenere i detenuti. In tutto sono almeno 500 i negozi che pagano il pizzo. Una pressione estorsiva sempre più feroce anche per la presenza sul territorio di una innumerevole serie di sodalizi mafiosi. Secondo le ultime relazioni firmate dalla Direzione Investigativa Antimafia, infatti, sarebbero 7 i clan attivi sul territorio, alcuni dei quali specializzati nel settore del narcotraffico.

Le associazioni

La necessità di affrontare con determinazione l’allarme pizzo è una priorità anche per le associazioni anti-camorra del territorio. I referenti di Libera hanno sottolineato che l’intervento delle forze dell’ordine da solo non basta.  «La questione, racket non può essere ridotta a semplice problema di ordine pubblico e quindi affidata solo alle forze dell’ordine o alla magistratura – le parole dell’associazione guidata in città da don Ciro Cozzolino – La presenza di questo fenomeno su un territorio apre diversi scenari che devono essere affrontati dalle diverse realtà e agenzie presenti sul territorio. State certi che, nel caso in cui le forze dell’ordine riuscissero da sole a risolvere la piaga del racket, se non c’è una reale presa di coscienza da parte delle diverse realtà presenti sul territorio, il problema si ripresenterebbe sotto altre forme».Un messaggio chiaro alla città. Serve una scossa che parta dal basso per riuscire a colpire al cuore gli affari della camorra.

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