Omicidio a Torre Annunziata, svolta dopo 16 anni. Il killer confessa: «Ho ucciso io il soldato di Cutolo»

Ciro Formisano,  

Omicidio a Torre Annunziata, svolta dopo 16 anni. Il killer confessa: «Ho ucciso io il soldato di Cutolo»

Per sedici anni è rimasto un delitto irrisolto, uno degli omicidi senza colpevoli legati alla lunga scia di sangue che ha travolto Torre Annunziata. Ma nelle carte dell’ultima inchiesta che ha decapitato la nuova cupola del clan Gionta potrebbe esserci la svolta chiave per incastrare gli assassini di Luigi Tessitore, ex uomo della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo assassinato il 13 luglio del 2005 in piazza Imbriani. L’assassino di Tessitore ha anche un nome e un cognome: si tratta di Michele Palumbo, killer di punta del commando armato dei Gionta oggi collaboratore di giustizia. E’ proprio lui, il sicario di Palazzo Fienga che ha aperto all’Antimafia lo scrigno dei misteri del clan, a confessarlo in un verbale del 2015 reso noto nell’ambito dell’inchiesta che martedì mattina ha portato all’arresto di 19 persone. «Sono stato proprio io a sparare – afferma Palumbo ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – gli ho esploso contro 15 colpi di pistola con una CZ parabellum». Nello stralcio della dichiarazione resa dal sicario pentito non viene chiarito il movente del massacro. Ma Palumbo, nel raccontare dell’omicidio, tira in ballo anche Valentino Gionta (classe 1983), nipote del padrino sepolto vivo al 41-bis. Secondo Palumbo fu proprio Gionta – ritenuto tra le figure di vertice della nuova cupola del clan – a «indicarmi la presenza di Tessitore il giorno prima dell’omicidio». «Gionta Valentino – sottolinea ancora il collaboratore di giustizia – sapeva bene che bisognava uccidere questa persona e che quindi mi doveva indicare il soggetto che di lì a poco sarebbe stato ucciso». Tessitore, meglio noto come Gigino ‘e viola, venne ammazzato da un commando armato davanti ad un negozio di frutta alle 13 e 30, in pieno giorno, sotto gli occhi di decine di passanti. Un agguato manifesto della ferocia della criminalità organizzata. Un nome tornato di strettissima attualità a luglio di quest’anno, quando la sua storia è stata tirata in ballo nell’ambito del processo ai tombaroli che avevano saccheggiato reperti archeologici tra Pompei e Boscoreale.  Un indizio che aveva spinto a immaginare che il suo delitto potesse essere collegato proprio al business dei reperti archeologici. Di sicuro, ad oggi, c’è che dietro l’agguato ci sono i Gionta. E in particolare il killer di punta della cosca in quegli anni. Racconti, quelli di Palumbo, che potrebbero adesso squarciare i veli su quel delitto irrisolto, incastrando anche i mandati dell’omicidio e svelando le reali ragioni che lo hanno spinto a tirare il grilletto quel giorno di 16 anni fa.

CRONACA