I killer minorenni di Torre Annunziata, la parole del pm: “Giovani vite già compromesse dalla camorra”

Ciro Formisano,  

I killer minorenni di Torre Annunziata, la parole del pm: “Giovani vite già compromesse dalla camorra”

Nuove leve della camorra. Giovani minorenni o di 18 anni al massimo già “forgiati alle logiche della violenza, della sopraffazione, dello spregio della vita umana”. Vite così “giovani e già così irrimediabilmente compromesse”. E’ così che la Procura di Torre Annunziata, nel decreto di fermo emesso nei giorni scorsi, descrive i 4 indagati accusati di aver partecipato all’omicidio di Francesco Immobile, uomo ritenuto vicino al clan Gallo-Cavalieri assassinato in un agguato il 12 settembre scorso davanti alla chiesa di Sant’Alfonso. Immobile venne ucciso in pieno giorno, poco dopo la messa con la celebrazione delle comunioni. Per questo delitto sono stati arrestati Ciro Coppola, diciannove anni, Pietro Pallonetto, diciotto anni, e Alfredo Longobardi, minorenne e figlio del boss detenuto al regime del 41 bis (all’appello manca un indagato tutt’ora ricercato). Sono loro, secondo gli inquirenti, i 4 componenti del commando armato che ha ammazzato senza pietà Immobile. Prima sparandogli una raffica di colpi al corpo e poi finendolo con quattro proiettili al volto esplosi, secondo l’accusa, proprio dal presunto sicario minorenne. Nelle carte del decreto di fermo il pubblico ministero Alessandra Riccio tratteggia lo scenario drammatico di una città in balia della camorra. Una città nella quale il virus della criminalità organizzata si annida anche nell’anima dei più giovani, traformando un gruppo di ragazzini in un branco di assassini senza scrupoli pronti a uccidere in nome del clan. Un delitto “ancora più efferato se si considera l’età degli indagati”, si legge nell’incipit del provvedimento che è stato convalidato, nelle scorse ore dai giudici. Ed è proprio sull’aspetto dell’età dei sospettati che si focalizza l’analisi della Procura. “Quello che desta più allarme e preoccupazione – scrive il pm – è il contesto nel quale è maturato tale omicidio”. “Quello che scuote la coscienza sociale – un altro passaggio del decreto – è che gli indagati hanno dato prova di essere già forgiati alle logiche della violenza e della sopraffazione e dello spregio della vita umana. Vite così giovani e già così irrimediabilmente compromesse”.

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