Boxlandia a Sorrento, ricorso al Tar: lite sul parco pubblico

Salvatore Dare,  

Boxlandia a Sorrento, ricorso al Tar: lite sul parco pubblico

Bisognava aspettarselo. Il caso Boxlandia sbarca ancora una volta in tribunale. Motivo? L’avvocato Adriano Bellacosa, proprietario del fondo agricolo in cui si prevedeva la realizzazione di un’autorimessa interrata, ha deciso di impugnare l’ordinanza emessa mesi fa dal Comune di Sorrento che intende acquisire il giardino di vico III Rota al patrimonio comunale. L’istanza del legale originario di Nocera Inferiore è stata notificata in municipio nei giorni scorsi. L’iniziale progetto, già definito fuorilegge dalla magistratura, portò diversi anni fa alle condanne dei commissari ad acta della Provincia di Napoli, Lucio Grande e Dario Perasole, che rilasciarono il permesso di costruire. Nelle scorse settimane, l’ingegnere Alfonso Donadio, dirigente del quarto dipartimento del Comune di Sorrento, decise di elaborare e firmare l’ordinanza nei confronti di Bellacosa. Il quale contesta questo provvedimento tanto da chiedere al Tar della Campania di annullarlo prontamente. L’udienza verrà fissata nel corso dei prossimi giorni. L’obiettivo di acquisire il fondo e renderlo pubblico va ascritto innanzitutto alla tenacia della famiglia del compianto avvocato Giovanni Antonetti – che così come Wwf Terre del Tirreno, Verdi ambienti e società e diversi cittadini firmarono una sottoscrizione per rendere quell’area un giardino pubblico – che da tempo chiedevano il ripristino dello stato dei luoghi con l’obiettivo di istituire un parco pubblico per anziani e bambini. Un auspicio condiviso dal nuovo sindaco Massimo Coppola, che sul finire dell’ultima campagna elettorale aveva pubblicamente assicurato che in caso di elezione avrebbe proceduto ad acquisire come ente il giardino. Ora quell’obiettivo è più vicino. L’anno scorso, la Corte d’Appello di Napoli, esprimendosi sulla vicenda Boxlandia, sottolineò che il permesso per i box auto fu rilasciato «in violazione del Put, del Prg e del Puc – scrivono i giudici – Nella zona oggetto dell’intervento potevano essere realizzati solo parcheggi pubblici a rotazione ed era vietata l’edificazione a scopo residenziale». Per i magistrati, Perasole e Grande non chiesero relazioni dell’ufficio tecnico di Sorrento «omettendo qualsiasi riferimento al parere negativo della commissione edilizia e non hanno indicato la documentazione allegata al permesso». Non solo: «Non è stata attivata alcuna procedura per ottenere una deroga agli strumenti urbanistici che non poteva neppure essere concessa. Lo stesso permesso – proseguono i giudici – attesta falsamente la conformità delle opere con gli strumenti urbanistici esistenti». Ai magistrati non sfugge neppure «il breve lasso di tempo intercorso tra l’insediamento dei commissari e l’adozione di un atto dal tenore contrario a quelli in precedenza rilasciati dal Comune. Grande e Perasole non hanno svolto alcuna istruttoria».

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