Edilizia, sanità e turismo: l’impero della camorra di Castellammare. In un anno sequestrati 26 milioni di euro ai D’Alessandro

Ciro Formisano,  

Edilizia, sanità e turismo: l’impero della camorra di Castellammare. In un anno sequestrati 26 milioni di euro ai D’Alessandro

Dalla ristorazione ai funerali. Dal mercato del pesce alle discoteche, dal turismo alle scommesse fino alla sanità, alla sicurezza sul lavoro. La camorra di Castellammare ha le mani su tutto ciò che macina soldi. E in questi ultimi decenni ha costruito un impero economico gigantesco. Aprendo aziende e società, creando monopoli illegali, facendo persino affari con lo Stato (grazie agli appalti pubblici). Una vera e propria Spa del crimine organizzato che spazia in ogni settore. Un’azienda mafiosa che con minacce e intimidazioni è arrivata a condizionare il mercato, mimetizzandosi nelle trame di un’economia che spesso premia le logiche spietate della camorra. I D’Alessandro non sono sono un clan. Ma un’impresa che ogni anno fattura milioni di euro. Lo dicono le ultime inchieste che hanno colpito al cuore gli affari delle cosche. Indagini capaci di strappare soldi e potere alla camorra e di tratteggiare l’infinita galassia imprenditoriale messa insieme dai clan grazie al riciclaggio dei soldi sporchi: quelli della droga e delle estorsioni. L’ultimo atto qualche giorno fa, con il maxi-sequestro da 4 milioni di euro a carico di 3 ditte: due impegnate nel settore del mercato ittico e una in quello delle ambulanze. Aziende legate alla camorra, secondo la Dda, che avrebbero beneficiato dei sistemi d’intimidazione del clan per sbaragliare la concorrenza nel trasporto dei malati (settore caro al boss Antonio Rossetti) e quello del mercato ittico (legato, per la Dda, a Michele D’Alessandro). Ma negli ultimi anni almeno altre 3 indagini hanno squarciato i veli sugli affari della cosca e dei clan satellite. La doppia inchiesta “Domino”, ad esempio, ha fatto luce su una delle figure più importanti sotto questo aspetto: quella di Liberato Paturzo, ritenuto la faccia imprenditoriale della cosca nel campo dell’edilizia. Le sue imprese, dicono i pentiti, avrebbero gestito (direttamente o indirettamente) qualsiasi tipo di appalto pubblico o privato tra Castellammare e Gragnano. L’Antimafia, ricostruendo quel business, ha scoperto che attorno a quell’imprenditore ruotavano una decine di aziende diverse, tutte riconducibili a lui: tutte legate, dice la Dda, alla camorra. Ma il mattone è solo uno dei tanti business nelle mani dei boss. Al clan, proprio in questi mesi, è stata confiscata una discoteca e i D’Alessandro sono invischiati anche in una vicenda per la costruzione di alcuni resort turistici. Gli Imparato, dinastia specializzata nello spaccio vicina a Scanzano, avrebbe invece reinvestito i soldi della droga in aziende per la sicurezza sul lavoro aprendo una ditta di estintori che venivano imposti a tutte le imprese. Poi ci sono le scommesse, la ristorazione e tanti altri ambiti imprenditoriali nelle mani del clan (9 settori in tutto). Un affare da 26 milioni di euro: l’ammontare dei sequestri eseguiti soltanto nell’ultimo anno e mezzo. Eppure quella montagna di soldi rappresentano solo una piccola fetta del patrimonio messo insieme, in 40 anni, dai boss della camorra. Un potere gigantesco che i pm stanno provando a distruggere per mettere con le spalle al muro i padrini di Castellammare.

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