Fuochi d’artificio davanti al carcere. Il sospetto: li ha ordinati il boss di Castellammare Omobono

Tiziano Valle,  

Fuochi d’artificio davanti al carcere. Il sospetto: li ha ordinati il boss di Castellammare Omobono

Uno spettacolo pirotecnico all’esterno del carcere di Viterbo, per accogliere trecento detenuti che sono stati trasferiti da Frosinone. I fuochi d’artificio sono stati esplosi nella zona dove sono reclusi i boss ergastolani e questo lascia sospettare che l’ordine di festeggiare il trasferimento dei carcerati sia partito proprio da quelle celle che ospitano, tra gli altri, Michele Omobono, capo del gruppo Omobono-Scarpa di Moscarella che all’inizio del nuovo millennio ingaggiò una sanguinosa faida con il clan D’Alessandro di Scanzano. L’episodio è accaduto qualche giorno fa ed è stato denunciato dai sindacati di polizia penitenziaria, che hanno chiesto anche l’invio di ulteriori agenti nel carcere di Mammagialla. Per lo spettacolo pirotecnico andato in scena all’esterno del carcere di Viterbo è stata aperta un’inchiesta. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati, ma alle forze dell’ordine non sfugge il fatto che se quei fuochi d’artificio sono stati esplosi un motivo c’è. La criminalità organizzata vive anche di codici talvolta difficili da decifrare e l’esplosione di fuochi pirotecnici potrebbe essere un segnale. Chi l’ha ordinato e a chi dovesse arrivare quel messaggio è oggetto di approfondimenti.Potrebbe non essere un caso che lo scoppio di fuochi d’artificio sia avvenuto nella zona dove ci sono persone condannate all’ergastolo. Tra quelli di maggiore spessore criminale ci sono soprattutto: Salvatore Madonia, figlio del boss di mafia Francesco Madonia, che è in carcere dal 1991 e deve scontare più ergastoli per associazione mafiosa, omicidio, traffico di armi, spaccio di droga ed estorsione; e Michele Omobono, capo degli Omobono-Scarpa, che recentemente è stato condannato all’ergastolo per gli omicidi di Giuseppe Verdoliva e Antonio Martone, avvenuti nel 2004. Michele ‘o marsigliese, oggi ha 65 anni e il clan che aveva messo su a Moscarella è stato messo in ginocchio dalle inchieste dell’Antimafia e dalla lunga faida con i D’Alessandro di Castellammare. Eppure, ancora oggi, è considerato pericolosissimo dagli investigatori.Per questo motivo il sospetto che possa avere a che fare qualcosa con lo spettacolo pirotecnico che è andato in scena nelle sere scorse all’esterno del carcere di Viterbo, per salutare il trasferimento di 300 nuovi detenuti, ci sta tutto.D’altronde, i festeggiamenti di episodi che riguardano la criminalità organizzata sono purtroppo un marchio di fabbrica della camorra stabiese. Dai fuochi d’artificio che vengono esplosi per le scarcerazioni di boss e affiliati di camorra, fino a quelli che hanno accompagnato i delitti più efferati, come raccontano anche le pagine delle inchieste sui clan del territorio negli ultimi decenni. Manifestazioni che i clan utilizzano per lanciare messaggi negli ambienti criminali, proprio come quello che probabilmente è accaduto qualche sera fa all’esterno del carcere di Viterbo.

CRONACA