Crollo del ponte Morandi, frenata per il processo ai 59 imputati

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Crollo del ponte Morandi, frenata per il processo ai 59 imputati

Torre del Greco. Ora della verità rinviata a fine gennaio del 2022, ma prescrizione «bloccata» per i 59 imputati a rischio processo. È slittata esattamente di un mese – prossimo appuntamento fissato per il 28 gennaio – l’udienza preliminare sul crollo del ponte Morandi avvenuto il 14 agosto 2018. In tutto furono 43 le vittime del disastro tra cui cui i quattro angeli di Torre del Greco: Matteo Bertonati, Gerardo Esposito, Antonio Stanzione e Giovanni Battiloro. Proprio i familiari del giovane reporter si sono costituiti parte civile nel giudizio, tra gli altri, a carico di Spea – la controllata a cui erano affidate le verifiche tecniche – e Autostrade per l’Italia. A decidere per lo stop, il giudice per l’udienza preliminare Paola Faggioni: accolta l’istanza presentata da alcuni legali degli imputati in attesa del pronunciamento della Cassazione sulla sua ricusazione fissata per il 21 gennaio.

Niente prescrizione

Il gup del tribunale di Genova ha, tuttavia, disposto la sospensione della prescrizione fino alla data della nuova udienza. I pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno avevano dato parere favorevole al rinvio a condizione che venisse sospesa per questo periodo la prescrizione. I legali avevano ricusato il giudice Paola Faggioni perché – a loro avviso – aveva già espresso un giudizio sul crollo del ponte Morandi nell’ordinanza in cui aveva emesso misure restrittive nell’ambito dell’inchiesta sulle barriere autostradali anti-rumore pericolose, nata dagli sviluppi delle indagini sul disastro del viadotto. La Corte di Appello di Genova aveva respinto la richiesta e gli avvocati l’avevano impugnata ricorrendo in Cassazione. Se l’ultima udienza del 2021 fosse regolarmente proseguita avrebbero parlato i pubblici ministeri per illustrare le ragioni per cui chiedono il rinvio a giudizio dei 59 imputati e delle società Aspi e Spea.

Le accuse della procura

In circa 2.000 pagine di ricostruzione dei fatti la procura di Genova contesta – a vario titolo – l’omicidio colposo plurimo, l’omicidio stradale, il crollo doloso, l’attentato alla sicurezza dei trasporti, il falso, l’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e l’omissione di atti d’ufficio. In particolare, ad alcuni indagati è stata contestata la colpa cosciente. Tra i 59 ci sono gli ex top manager di Aspi: l’allora ad Giovanni Castellucci, il suo numero due Paolo Berti, l’ex direttore delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli. Per i pm ci fu «immobilismo» e «consapevolezza del rischio» da parte degli indagati. Per i pm buona parte degli indagati immaginava che il ponte sarebbe potuto crollare ma non fecero nulla.

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