Massacro nella pescheria a Boscoreale, il Vescovo ai killer di Antonio: «Consegnatevi»

Salvatore Piro,  

Massacro nella pescheria a Boscoreale, il Vescovo ai killer di Antonio: «Consegnatevi»

«Ho il cuore pieno di lacrime. Perché torno nella stessa chiesa dove poco tempo fa lanciai un messaggio di speranza e di riscatto dopo l’omicidio di Maurizio Cerrato. La morte di Antonio, l’ennesima, è allo stesso modo barbara e ingiusta. Questa città deve svegliarsi: trasformi il suo dolore in forza per compiere uno scatto di dignità, ritrovando finalmente la spinta per restare in piedi. Agli assassini di Antonio rivolgo un appello: il vero coraggio è quello di consegnarsi alla giustizia. Il coraggio non è la fuga». Questo uno dei messaggi più drastici, duri, toccanti, lanciati ieri pomeriggio “alla parte sana della città” dal Vescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia. Il Vescovo, circa otto mesi fa, lanciò lo stesso monito «per il riscatto, il coraggio, la voglia di ribellarsi contro il malaffare, le ingiustizie, le morti atroci e assurde» in occasione dei funerali di Maurizio Cerrato: il custode degli Scavi di Pompei assassinato in via IV Novembre dopo una banale lite per motivi di parcheggio e dopo aver difeso da un’aggressione sua figlia. «Sono ritornato sullo stesso altare per celebrare i funerali di Antonio Morione. La sua pozza di sangue, lasciata per terra, lo riscatti da ogni fragilità umana. E, finalmente, aiuti la parte sana di Torre Annunziata, quella maggioranza ancora silenziosa, a ribellarsi per ritrovare il coraggio di stare in piedi». «In piedi, in piedi, in piedi!», il Vescovo lo grida per tre volte. Il suo è l’ennesimo grido di dolore contro «il silenzio della città sana, i soprusi di chi, attraverso l’intimidazione, semina violenza e morte». La toccante omelia del Vescovo è seguita in Chiesa da circa cinquecento fedeli. In prima fila ci sono i parenti e gli amici di Antonio Morione, il pescivendolo ucciso la sera dell’antivigilia di Natale, all’esterno della sua attività, al termine di un tentativo di rapina da parte di tre criminali. E’ proprio a loro, ai malviventi non ancora catturati dalle forze dell’ordine, che il Vescovo rivolge un ultimo messaggio: «Abbiate il coraggio di consegnarvi alla giustizia. Non fuggite. La parte sana della città vi starà accanto, donandovi speranza». I funerali di Antonio Morione proseguono in modo composto. Silenzioso. Circa 100, tra parenti e amici, indossano anche una t-shirt bianca con in petto impressa la faccia sorridente del pescivendolo trucidato, a Boscoreale, poche ore prima di Natale. «Io e Te, insieme per sempre. Come ai vecchi tempi», c’è scritto dietro alle spalle di chi indossa la speciale maglia bianca per ricordare Antonio. L’ultimo gesto d’amore, consegnato a Torre dal commerciante ittico e dalla sua famiglia, è stato quello di donare pesce fresco e molluschi alla mensa dei poveri “Ottena”, gestita in Corso Vittorio Emanuele III, a Torre Annunziata, dal prete della Chiesa del Carmine don Pasquale Paduano. «Chi aveva fame – ha detto il sacerdote – sapeva bene che poteva andare da Antonio, nella sua pescheria. Avrebbe infatti donato pane e pesci ai bisognosi». La bara di Antonio Morione, all’uscita dalla chiesa, è stata omaggiata con l’ultimo volo in cielo di palloncini bianchi e azzurri: il colore del “suo” mare. Il feretro è stato poi accompagnato al cimitero dalla toccante melodia di Leonard Cohen: un “Halleluja” suonato con violino e contrabbasso per lanciare un altro grido di dolore in una città dove, senza welfare e istituzioni degne di questa nome, continua imperterrita a comandare la camorra. Con annessi tutti i suoi cani sciolti. Pronti ad ammazzare un pescivendolo per pochi spiccioli. Pronti a sparare e a uccidere un onesto padre di famiglia. Anche a Natale.

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