Torre Annunziata, morta in ospedale per una leucemia: inchiesta riaperta dopo due anni

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, morta in ospedale per una leucemia: inchiesta riaperta dopo due anni

Altri tre mesi di indagini, altri novanta giorni per chiarire i dubbi che ancora aleggiano su quella tragedia costata la vita a una madre di cinquantadue anni. Il caso di Anna Verso, la donna di Torre Annunziata deceduta per una leucemia all’ospedale di Boscotrecase il 18 febbraio del 2019, non è ancora chiuso. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari che ha accolto la richiesta dell’avvocato Mauro Porcelli, legale della famiglia Verso. Di fronte alla seconda richiesta di archiviazione della Procura, infatti, il gip ha deciso di ordinare un supplemento di indagini. Il provvedimento è arrivato nei giorni scorsi e dunque entro la fine di marzo potrebbe esserci la svolta decisiva nell’indagine. Da chiarire ci sono i dubbi portati all’attenzione del tribunale dalle indagini difensive. Ipotesi che cozzerebbero con le convinzioni dei pm. Per la Procura di Torre Annunziata non ci sono dubbi: i medici del nosocomio di via Lenze hanno fatto tutto il possibile per salvare la vita di Anna. Quel decesso, per gli inquirenti, sarebbe stato frutto di una tragica e imprevedibile fatalità. Una tesi ribadita, nel corso delle indagini, dalle diverse perizie eseguite dagli esperti incaricati dalla Procura. Ma per la difesa le cose non stanno così. I legali della famiglia Verso hanno portato all’attenzione del giudice, nel corso delle varie udienze per discutere l’opposizione all’archiviazione, una nuova perizia che dimostrerebbe come, in realtà, i medici avrebbero potuto rendersi conto – con delle semplici analisi – dell’aggravarsi del quadro clinico della donna. I fatti, come detto, circa due anni fa. Quando si registra il decesso della donna all’interno del nosocomio “Sant’Anna Madonna della Neve”. Una notizia balzata in cima alle pagine di cronaca poiché alcuni parenti della donna – poco dopo la tragedia – sono stati denunciati per aver danneggiato l’ospedale. Per la difesa della famiglia i medici non avrebbero fatto tutto il possibile per salvare Anna. Nel mirino della denuncia ci sono due ricoveri ai quali la cinquantaduenne è stata sottoposta qualche giorno prima. Anna Verso, sempre secondo la difesa, sarebbe stata trasferita anche in diversi reparti dell’ospedale, fino al decesso per una sospetta leucemia. La Procura di Torre Annunziata, per fare luce sul caso, ha nominato tre esperti. Le perizie avrebbero confermato – come già ribadito dai responsabili dell’ospedale all’indomani della tragedia – l’assenza di responsabilità da parte dei 15 medici che hanno avuto in cura la donna. I camici bianchi, in sintesi, avrebbero fatto tutto il possibile, sostiene la Procura, per salvare la vita ad Anna Verso. «E’ accaduto qualcosa di tragico e imprevisto», le parole del direttore del reparto di Medicina d’Urgenza dell’ospedale poche ore dopo la morte della donna e l’avvio delle indagini da parte della magistratura. Ma per la difesa c’è qualcosa che non quadra. La famiglia ha dato incarico a un altro perito di analizzare atti e cartelle cliniche. Una quinta perizia – in precedenza oltre alle tre della Procura ne era stata eseguita un’altra dalla difesa – che dimostrerebbe come in realtà i medici si sarebbero potuti accorgere, con delle semplici analisi del sangue, dell’aggravarsi delle condizioni della donna. Ora l’ultima decisione del giudice che ha affidato ai pm il compito di fare piena luce sui dubbi della difesa nel giro di tre mesi. «E’ una notizia positiva per la famiglia che chiede giustizia, ovviamente aspettiamo l’esito delle ulteriori indagini ordinate dal giudice», commenta l’avvocato Mauro Porcelli a pochi giorni dalla decisione del tribunale.

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