Le chat shock della mamma-assassina di Torre del Greco: «Piange sempre, magari schiatta»

Alberto Dortucci,  

Le chat shock della mamma-assassina di Torre del Greco: «Piange sempre, magari schiatta»

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Torre del Greco. L’ha confessato in vari passaggi dell’interrogatorio davanti ai carabinieri e al pubblico ministero Andreana Ambrosino della procura di Torre Annunziata: avrebbe preferito un’altra bambina o, magari, non avere proprio il secondo figlio. Insomma, Adalgisa Gamba non ha nascosto i propri «sentimenti» per quel piccolo capace di procurarle solo apprensioni e turbamenti.

Malesseri che si erano accentuati a partire dal mese di ottobre del 2021, quando il fragile equilibrio psicologico della quarantenne era stato minato dall’atroce dubbio che il figlio fosse affetto da qualche forma di autismo. Così il risentimento era lentamente cresciuto e la paura aveva lasciato spazio all’avversione per quel piccolo così diverso dall’adorata primogenita: Francesco – come messo a verbale dalla stessa Adalgisa Gamba – era diventato un «mostro» solo perché piangeva disperatamente quando gli era stato tolto il ciuccio e faceva strani movimenti con la lingua.

Ma il vero «odio» della donna verso il bimbo di due anni e mezzo emerge dalla conversazioni WhatsApp con il marito, acquisite agli atti dell’inchiesta: «La donna non nutriva alcun affetto nei confronti del piccolo – scrive il gip Fernanda Iannone del tribunale di Torre Annunziata nelle 18 pagine con cui ordina la custodia cautelare in carcere per Adalgisa Gamba – al punto da definirlo in termini dispregiativi e comparativi con la sorella. La donna diceva che il piccolo Francesco fosse “brutto” nonché si doleva dei continui pianti del bambino, addirittura auspicando la morte del piccolo nei seguenti termini: o vogliamo farlo schiattare e magari si toglie il vizio».

Insomma, la quarantenne – argomenta il magistrato – avrebbe finito per rifiutare completamente il bambino, definito dalla stessa come uno sconosciuto «che non mi guarda, che si assenta, fissa nel vuoto e muove le mani». Un’ossessione coltivata per tre mesi, fino alla fuga da casa e al brutale omicidio sulla scogliera.

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