Ercolano, vigile urbano in servizio sette giorni su sette: niente risarcimento

Alberto Dortucci,  

Ercolano, vigile urbano in servizio sette giorni su sette: niente risarcimento

Ercolano. Era stato costretto – una volta ogni quattro settimane – a prestare servizio anche la domenica, senza potere usufruire del giorno di riposo. E aveva trascinato il Comune di Ercolano davanti ai giudici del lavoro per ottenere un risarcimento del danno da «usura psicofisica» provocato dai turni decisi dal dirigente del settore autonomo della polizia municipale. Ma i giudici della sezione L della suprema corte di cassazione – presidente Annalisa di Paolantonio – hanno definitamente bocciato la richiesta di un ex vigile urbano del comando di vico Posta, stabilendo in via definitiva la «legittimità» della condotta dell’ente di corso Resina e condannando il ricorrente al pagamento delle spese per complessivi 1.600 euro. Insomma, il danno e la beffa per l’ex agente di polizia municipale.

Il lungo braccio di ferro

La vicenda affonda le proprie radici nella primavera del 2013, quando l’organico del comando di vico Posta era già ridotto ai minimi termini. Di qui, la necessità di organizzare cicli lavorativi su sette giorni – previo ulteriore compenso in aggiunta allo straordinario festivo – e la decisione di fare slittare il turno di riposo settimanale. Una strategia contestata da M.E., pronto a citare in giudizio il Comune di Ercolano per ottenere il risarcimento del danno da usura psicofisica «per non avere goduto del riposo dopo sei giorni consecutivi di lavoro». L’ex agente di polizia municipale si era visto bocciare il ricorso sia in primo grado sia – a giugno del 2015 – in appello, ma ha deciso di portare avanti la sua battaglia fino al terzo grado di giudizio.

L’ultima parola

Il verdetto finale è arrivato nelle scorse settimane, quando gli ermellini di Roma si sono definitivamente pronunciati sulla vicenda. Chiusa con una nuova bocciatura per l’ex vigile urbano oggi in pensione: «Infondatamente, il ricorrente sostiene che il risarcimento del danno da usura psicofisica – si legge nelle motivazioni della sentenza – doveva essere ritenuto in re ipsa e liquidato per il solo fatto che il riposo non fosse stato goduto nel settimo giorno consecutivo a sei giorni lavorativi». Sì, perché il «riposo» era arrivato – in deroga alle regole generali – a scoppio ritardato. Ma era stato, comunque, riconosciuto al lavoratore. «Il differimento del riposo in presenza di esigenze di servizio non presenta profili di contrasto con il principio dell’inderogabilità del riposo settimanale – sottolineano gli ermellini – Ovvero, il godimento del riposo che deve essere assicurato in ragione di un giorno su sette non deve avvenire per forza nel settimo giorno consecutivo». Quindi, niente danno psicofisico per il vigile urbano, anche «condannato» alla beffa del pagamento delle spese processuali.

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