Ercolano, la Gomorra della droga: un bimbo di 4 anni comprava le dosi per suo padre

Ciro Formisano,  

Ercolano, la Gomorra della droga: un bimbo di 4 anni comprava le dosi per suo padre

Ragazzini minorenni già schiavi della droga. Un bimbo di 4 anni che ritira la dose per suo padre tossicodipendente. Un neonato di pochi mesi che funge da copertura per il trasporto di un carico di hashish. Eccoli i bimbi dei vicoli di Gomorra, le vite innocenti macchiate dal fango della droga e del malaffare. Volti, storie, immagini racchiuse tra le pieghe d’inchiostro dell’ultima inchiesta che ha travolto i rioni dello spaccio di Ercolano. Un’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura di Napoli che all’alba di ieri ha portato all’esecuzione di un provvedimento cautelare a carico di 11 persone (8 in carcere e 4 sottoposte al divieto di dimora in Campania).    Indagine che ha fatto luce sulla presunta esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio al dettaglio di droga con base in vico San Giulio, angusta stradina immersa nel dedalo di vicoli che lambiscono via Pugliano. A capo del gruppo, secondo gli inquirenti, Vincenzo Cefariello, alias bulldozer, fratello del boss pentito Marco Cefariello, collaboratore di giustizia un tempo a capo della cupola del clan Birra. Cefariello, assieme a Gennaro De Felice (anche lui indagato) è ritenuto tra gli organizzatori dei traffici illeciti. Avrebbe contattato e stretto rapporti d’affari con i fornitori del gruppo con base a Ercolano e San Giovanni a Teduccio. A gestire la piazza di spaccio di vico San Giulio sarebbe stata sua sorella, Veronica, anche lei imparentata col boss pentito e considerata la responsabile della vendita al dettaglio degli stupefacenti. Sotto di loro una serie di vedette, corrieri e soggetti che con vari ruoli avrebbero partecipato alla frenetica attività di spaccio. Un’attività «che non si ferma mai, lavorando in continuazione, in qualsiasi momento della giornata», come scrive nel provvedimento cautelare il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli Maria Rosaria Aufieri. La genesi dell’inchiesta è un raid armato messo a segno il 9 agosto del 2017 ai danni dell’abitazione di Vincenzo Cefariello. Da quelle indagini i carabinieri riescono a squarciare i veli attorno all’esistenza della piazza di spaccio ritenuta riconducibile al fratello del pentito. Un’indagine meticolosa costruita attorno a intercettazioni telefoniche e ambientali e soprattutto grazie alle immagini catturate da alcune telecamere installate proprio nei pressi del covo dei pusher. Un sistema di videosorveglianza capace di ricostruire, cessione dopo cessione, centinaia di episodi di spaccio avvenuti tra il 2017 e il 2018. Un’indagine in grado di far luce sul ruolo assunto dalle donne nell’attività di vendita al dettaglio della droga (sono in tutto  5 le indagate sottoposte a misura cautelare). E tra i retroscena dell’indagine emerge anche l’allarmante emergenza legata ai minorenni schiavi o vittime del sistema spaccio. Negli atti si fa riferimento a un minorenne che avrebbe acquistato droga dai pusher del quartiere e che per difendere gli spacciatori avrebbe reso false dichiarazioni alle forze dell’ordine. Inquietante anche l’episodio di un tossicodipendente che avrebbe utilizzato suo figlio, di appena 4 anni, per ritirare una dose di droga dal cancello che veniva utilizzato per lo scambio tra soldi e dosi di stupefacenti. E ancora la vicenda del neonato, figlio di uno degli indagati, che sarebbe stato utilizzato come “copertura” per il ritiro e il trasporto di un carico di sostanze stupefacenti acquistato da uno dei canali di rifornimento del gruppo. Vicende ricostruite dalle forze dell’ordine e dalla magistratura che hanno portato all’arresto dei presunti esponenti del gruppo.

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