Dalla Svizzera un’altra doccia gelata per gli ex obbligazionisti della Deiulemar

Alberto Dortucci,  

Dalla Svizzera un’altra doccia gelata per gli ex obbligazionisti della Deiulemar

Torre del Greco. La notizia era stata annunciata a fine aprile dai curatori fallimentari della Deiulemar compagnia di navigazione. Pronti a informare l’esercito di risparmiatori dell’ex colosso economico di via Tironi della frenata per il recupero dei soldi «accantonati» in Svizzera dagli armatori-vampiri: «Al momento non sono note le motivazioni della suprema corte a sostegno della sentenza», scrissero Alfonso Iovane, Vincenzo Di Paolo e Paola Mazza. Ebbene, le motivazioni dei giudici della prima sezione penale – presidente Adriano Iasillo – sono state pubblicate in questi giorni e rappresentano l’ennesima doccia gelata per le vittime del grande crac all’ombra del Vesuvio.

Il sogno svizzero

Tutto ruota intorno a un passaggio della sentenza d’appello a carico degli armatori-vampiri condannati per il fallimento della Deiulemar compagnia di navigazione. In riferimento ai tre trust di Lugano riconducibili alle famiglie Della Gatta, Iuliano e Lembo – Darly Company, Yellow Cats Company e Future Holdings – i magistrati disposero il mantenimento del sequestro «su quanto sottoposto a misura cautelare reale a seguito di rogatoria presso l’autorità giudiziaria elvetica, a garanzia del pagamento delle spese del procedimento come richiesto dalla pubblica accusa nonché a garanzia delle obbligazioni civili derivanti dal reato, come da richiesta delle parti civili costituite». In pratica, il tesoretto depositato in Svizzera – stimato intorno ai 20 milioni di euro, cifra in ogni caso da verificare – sarebbe dovuto arrivare in Italia per finire nelle tasche dell’esercito dei truffati. Una speranza cullata per circa due anni e ora stroncata dagli ermellini di Roma.

Il braccio di ferro

I giudici della prima sezione penale della suprema corte di cassazione hanno, infatti, accolto le ragioni presentate dai legali dei tre trust. Smantellando la ricostruzione legale alla base dell’ordinanza emessa dalla corte d’appello di Roma e allontanando il sogno di recuperare in tempi stretti il tesoretto finito in Svizzera. «Nel caso in disamina – scrivono gli ermellini – la conversione del sequestro preventivo in sequestro con finalità conservative è stato disposto a garanzia delle future pretese erariali, mentre il pubblico ministero non poteva chiedere il mantenimento del vincolo sui beni anche con la funzione di garanzia delle pretese civilistiche». Insomma, se non un addio ai soldi finiti a Lugano, sicuramente un lungo arrivederci. Inizio 2022 da incubo La cattiva notizia arrivata dal «fronte svizzero» si è immediatamente diffusa tra gli obbligazionisti della Deiulemar compagnia di navigazione. Costretti a ingoiare il secondo boccone amaro dall’inizio del 2022, dopo il mancato inserimento nel fondo destinato alle vittime degli istituti di credito.  Le parole messe nero su bianco dagli ermellini di Roma a meno di una settimana dalla bocciatura dell’emendamento in legge di bilancio proposto dal M5S hanno scatenato ulteriori malumori tra i risparmiatori a caccia di «giustizia» da 10 anni.

(c)riproduzione riservata

Dalla Svizzera un’altra doccia gelata per gli ex obbligazionisti della Deiulemar

Alberto Dortucci,  

Dalla Svizzera un’altra doccia gelata per gli ex obbligazionisti della Deiulemar

Torre del Greco. La notizia era stata annunciata a fine aprile dai curatori fallimentari della Deiulemar compagnia di navigazione. Pronti a informare l’esercito di risparmiatori dell’ex colosso economico di via Tironi della frenata per il recupero dei soldi «accantonati» in Svizzera dagli armatori-vampiri: «Al momento non sono note le motivazioni della suprema corte a sostegno della sentenza», scrissero Alfonso Iovane, Vincenzo Di Paolo e Paola Mazza. Ebbene, le motivazioni dei giudici della prima sezione penale – presidente Adriano Iasillo – sono state pubblicate in questi giorni e rappresentano l’ennesima doccia gelata per le vittime del grande crac all’ombra del Vesuvio.

Il sogno svizzero

Tutto ruota intorno a un passaggio della sentenza d’appello a carico degli armatori-vampiri condannati per il fallimento della Deiulemar compagnia di navigazione. In riferimento ai tre trust di Lugano riconducibili alle famiglie Della Gatta, Iuliano e Lembo – Darly Company, Yellow Cats Company e Future Holdings – i magistrati disposero il mantenimento del sequestro «su quanto sottoposto a misura cautelare reale a seguito di rogatoria presso l’autorità giudiziaria elvetica, a garanzia del pagamento delle spese del procedimento come richiesto dalla pubblica accusa nonché a garanzia delle obbligazioni civili derivanti dal reato, come da richiesta delle parti civili costituite». In pratica, il tesoretto depositato in Svizzera – stimato intorno ai 20 milioni di euro, cifra in ogni caso da verificare – sarebbe dovuto arrivare in Italia per finire nelle tasche dell’esercito dei truffati. Una speranza cullata per circa due anni e ora stroncata dagli ermellini di Roma.

Il braccio di ferro

I giudici della prima sezione penale della suprema corte di cassazione hanno, infatti, accolto le ragioni presentate dai legali dei tre trust. Smantellando la ricostruzione legale alla base dell’ordinanza emessa dalla corte d’appello di Roma e allontanando il sogno di recuperare in tempi stretti il tesoretto finito in Svizzera. «Nel caso in disamina – scrivono gli ermellini – la conversione del sequestro preventivo in sequestro con finalità conservative è stato disposto a garanzia delle future pretese erariali, mentre il pubblico ministero non poteva chiedere il mantenimento del vincolo sui beni anche con la funzione di garanzia delle pretese civilistiche». Insomma, se non un addio ai soldi finiti a Lugano, sicuramente un lungo arrivederci. Inizio 2022 da incubo La cattiva notizia arrivata dal «fronte svizzero» si è immediatamente diffusa tra gli obbligazionisti della Deiulemar compagnia di navigazione. Costretti a ingoiare il secondo boccone amaro dall’inizio del 2022, dopo il mancato inserimento nel fondo destinato alle vittime degli istituti di credito.  Le parole messe nero su bianco dagli ermellini di Roma a meno di una settimana dalla bocciatura dell’emendamento in legge di bilancio proposto dal M5S hanno scatenato ulteriori malumori tra i risparmiatori a caccia di «giustizia» da 10 anni.

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