I ras della droga di Ercolano, anche i pensionati lavoravano per la Gomorra dello spaccio

Ciro Formisano,  

I ras della droga di Ercolano, anche i pensionati lavoravano per la Gomorra dello spaccio

Nella Gomorra della droga di Ercolano c’era spazio per tutti. Dai ragazzini minorenni usati come corrieri della droga ai tossici pagati con dosi di fumo. E sul libro paga dei pusher a capo della più grande piazza di spaccio della città c’erano anche i pensionati. Gente come Giuseppina Brisciano, una vecchietta di settantasei anni che avrebbe “arrotondato” l’assegno mensile dell’Inps mettendosi in affari con gli spacciatori di Vincenzo Cefariello, alias bulldozer, fratello del boss pentito del clan Birra, Marco Cefariello. Bulldozer è accusato di essere la figura apicale del gruppo, il finanziatore e l’organizzatore dell’attività di spaccio che poteva contare su almeno 13 dipendenti. Una vera e propria azienda capace di macinare incassi da migliaia di euro al giorno, tessendo le trame di rapporti e affari con fornitori di Ercolano e di San Giovanni a Teduccio. Quella donna, a dispetto di quanto racconta la sua carta d’identità, è ritenuta dall’Antimafia una delle figure di punta dell’associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti finita al centro del blitz che all’alba di martedì ha portato a otto arresti e tre divieti di dimora in Campania. La donna è la madre di Gennaro De Felice, anche lui ritenuto tra gli organizzatori dell’affare spaccio. Un business che aveva come epicentro una piccola palazzina diroccata immersa nel cuore di Pugliano, per la precisione in vico San Giulio. Qui ogni giorno si consumava la processione dei tossici, con decine di clienti in fila per acquistare le dosi di hashish. Scene riprese dalle telecamere installate dai carabinieri che hanno squarciato i veli sugli affari illeciti del gruppo. In quella casa roccaforte della droga viveva anche Giuseppina Brisciano, suocera di Veronica Cefariello, la sorella di “bulldozer”. Secondo il gip che ha disposto il divieto di dimora in Campania per la pensionata (misura applicata anche alla luce della sua età) dagli atti dell’indagine emergerebbe chiaramente come la donna fosse «pienamente inserita nell’associazione». L’anziana, all’epoca dei fatti settantunenne (l’indagine risale al 2017) avrebbe provveduto «direttamente» alla vendita della droga. E avrebbe svolto il ruolo di «vedetta» e custode degli stupefacenti, occupandosi sia di segnalare ai suoi parenti la presenza delle forze dell’ordine nel quartiere, sia occultando le dosi di stupefacenti su un terrazzo di copertura dell’abitazione. Al soldo della gang dello spaccio ritratta dalle indagini dei pm, però, c’erano – secondo i pm – anche alcuni tossicodipendenti del quartiere. Soggetti passati da essere semplici consumatori della droga venduta dai pusher di Pugliano a veri e propri dipendenti della piazza di spaccio. Corrieri chiamati a trasportare gli stupefacenti dai covi del gruppo all’abitazione che era diventata un market dello spaccio aperto 24 ore su 24.

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