Camorra: blitz della Dia contro il clan Mallardo, 25 arresti
CRONACA
7 giugno 2022

Camorra: blitz della Dia contro il clan Mallardo, 25 arresti

Redazione

Sono ritenute appartenenti al clan Mallardo, organizzazione componente della cosiddetta Alleanza di Secondigliano (insieme con il clan Licciardi e il clan Contini), le 25 persone arrestate dalla Dia di Napoli alle quali la Procura di Napoli contesta, tra l’altro, i reati di associazione per delinquere di tipo camorristico. Nei confronti degli indagati (per 17 persone il gip di Napoli ha disposto il carcere, per le restanti 8 gli arresti domiciliari) gli inquirenti contestano, vario titolo, anche il reato di estorsione, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, false attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria, favoreggiamento personale, fittizia intestazione di beni, impiego di denaro di illecita provenienza, autoriciclaggio, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, delitti, tutti, aggravati dal metodo mafioso. Le indagini condotte sono ritenute, allo stato, utili a ricostruire l’organigramma dell’organizzazione camorristica che ha la sua base e fa affari illeciti a Giugliano in Campania e in altri comuni dell’hinterland a nord del capoluogo campano. Dalle indagini è emersa l’intestazione fittizia di beni, reato riguardante, in particolare, un’agenzia di scommesse (di fatto riconducibile al reggente del clan, destinatario di una delle misure cautelari, ma risultata intestata alla nuora e gestita dal figlio) ed altri beni, intestati a dei prestanome, che sono stati sequestrati.

Preso anche un dentista, avrebbe emesso un certificato falso al reggente clan

C’è anche un dentista tra i destinatari delle 25 misure cautelari notificate dalla Dia di Napoli a presunti appartenenti al clan Mallardo: l’uomo, è emerso dalle indagini coordinate dalla Dda, è accusato di avere consegnato un certificato medico recante false attestazioni al reggente del clan (che sta scontando una condanna a 30 anni per omicidio, anche lui destinatario di uno dei provvedimenti odierni) utilizzato per giustificare la sua assenza in occasione di un controllo dei carabinieri nell’abitazione dove si sarebbe dovuto trovare in detenzione domiciliare. Per ragioni di salute gli era stata concessa la detenzione domiciliare in Piemonte, ma era stato autorizzato a recarsi per alcuni giorni al mese a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, per sottoporsi a cure odontoiatriche. Durante la sua permanenza nel Napoletano, però, organizzava summit con gli altri affiliati e gestiva i proventi delle attività illecite che venivano versati in una cassa comune, utilizzata per il sostentamento delle famiglie dei detenuti. Il denaro derivava prevalentemente dalle estorsioni che vedevano vittima i cantieri edili di Giugliano ma anche dei comuni della fascia costiera (Licola, Varcaturo e Lago Patria). Per gestire gli affari illeciti, il reggente si avvaleva, tra gli altri, anche dei suoi familiari più stretti tra cui la moglie, una delle sorelle ed il cognato (anche loro arrestati e accusati di associazione camorristica. Durante il suo periodo di reggenza ha messo fine a dei conflitti interni, gestendo i rapporti con il gruppo scissionista delle “palazzine” di Giugliano, e consolidato gli storici rapporti con i clan napoletani dei Contini e Licciardi dell’ “Alleanza di Secondigliano”