Castellammare, affare saltato nell’ex area Damiano: Vescovini denuncia i sindacati e vuole il risarcimento

Tiziano Valle,  

Castellammare, affare saltato nell’ex area Damiano: Vescovini denuncia i sindacati e vuole il risarcimento

Castellammare. «La vicenda dell’area Damiano a Torre Annunziata ha penalizzato la nostra azienda, adesso procederemo in sede civile». Alessandro Vescovini, titolare della Sbe Varvit di Monfalcone, è pronto a trascinare in Tribunale chi – a suo avviso – ha impedito che si completasse la procedura per l’insediamento del nuovo stabilimento nei terreni di via Terragneta.

Vescovini, perché avevate scelto proprio quell’area.

«Noi cercavamo un capannone e ci siamo rivolti all’Asi di Napoli. Il Consorzio aveva individuato un capannone inutilizzato di proprietà della Damiano Motors e come prevede la legge aveva avviato il procedimento di esproprio. Una volta espropriato l’immobile sarebbe stato dato in locazione a noi che avremmo provveduto alla sua ristrutturazione. L’operazione aveva ottenuto la copertura finanziaria di Cassa Depositi e Prestiti a favore di Asi».

Perché avete rinunciato?

«Fu organizzata una manifestazione sindacale presso lo stabilimento di via Terragneta, che per l’occasione fu riempito di macchinari spostati da un altro capannone della Damiano, furono riapertigli ufficie furono persino riattivate le sirene del fine turno che tacevano da più di quattro anni. Nel corsodi questa assemblea diretta dal segretario provinciale della Fiom Ricci si accusava Asi di mettere a rischio 40 posti di lavoro, in quanto a loro dire espropriando il capannone vuoto fino al giorno prima, la Damiano motors sarebbe stata costretta a chiudere. Gli stessi operai sapevano benissimo di lavorare in un altro capannone ma si prestarono a questa commedia, evidentemente intimoriti dal sindacato e dal loro datore di lavoro che in realtà temeva di perdere una parte del valore del suo immobile a causa dell’esproprio. Una vera e propria pagliacciata orchestrata da una associazione a delinquere. Oggi le indagini lo dimostrano con grande evidenza e i responsabili pagheranno con le loro tasche i danni causati a me ed ai miei dipendenti. Ricordo infatti che in quel clima infuocato creato ad arte vennero rivolte pesanti minacce a me e ai dipendenti ex Meridbulloni che ci avevano seguito a Monfalcone. I presunti sindacalisti poi che si dichiaravano pronti a fare le barricate. Una vicenda spinosa, che ci ha spinto a rinunciare e cercare un’alternativa».

Che oggi avete trovato ad Acerra.

«Si è rivelata l’alternativa migliore ma abbiamo perso tantissimo tempo perché a luglio 2021 ci siamo visti costretti a ricominciare la ricerca da capo. Questa vicenda ci ha causato danni per parecchi milioni di euro per le molte occasioni di buisiness perdute e per la necessità in tempi brevi di rivedere il nostro piano industriale».

A quest’ora avreste già aperto la nuova fabbrica?

«Certo, era una soluzione perfetta per la Sbe Varvit».

Ma lei davvero pensa di essere stato ostacolato?

«Fin dal primo istante sono stato attaccato da questi personaggi, i presunti sindacalisti, mentre ho avuto un’ottima accoglienza da parte delle istituzioni e da parte della città dove ho conosciuto tante persone perbene. I problemi sono stati inventati da questi intermediari, presunti sindacalisti ma veri e propri capibastone, che non fanno gli interessi dei lavoratori e del territorio. Un imprenditore che vuole investire e dare lavoro non può essere insultato e screditato fin dal primo giorno, com’è capitato a me».

Ha trovato disponibilità nelle istituzioni?

«Con la Regione e il Consorzio Asi si è instaurato un rapporto eccezionale. Non ho mai chiesto soldi pubblici, ma celerità nelle procedure. E la Regione ha cercato di aiutarmi in tutti i modi possibili per realizzare il nuovo insediamento ad Acerra».

Quali sono le prospettive della Sbe Varvit in Campania?

«Faremo una fabbrica più grande di quella che pensavamo di fare, ci lavoreranno i 21 ex operai Meridbulloni che sono rimasti con noi e 42 ragazzi campani molto in gamba, che abbiamo assunto da ormai cinque mesi guardando i curriculum e tastando la loro professionalità».

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