Andrea Ripa

Furto di opere d’arte, a San Giuseppe Vesuviano trovato un vaso di mille anni fa

Andrea Ripa,  

Furto di opere d’arte, a San Giuseppe Vesuviano trovato un vaso di mille anni fa

Un vaso di epoca precolombiana, di circa mille anni fa, era in bella mostra nell’abitazione di un imprenditore di San Giuseppe Vesuviano. Il sequestro, su ordine della procura, effettuato dai carabinieri alcune settimane fa, nell’ambito di un procedimento penale avviato proprio dalla magistratura bruniana, ha consentito di accendere i riflettori sull’ennesimo business delle opere d’arte. Un giro d’affari milionario, spesso preda delle organizzazioni criminali che dopo armi e droga, investono i propri capitali proprio in questo settore. Con ricavi enormi. Nei giorni scorsi la cerimonia di consegna all’ambasciata del Panama di due importante opere d’arte, una trovata a Cosenza e l’altra appunto a San Giuseppe Vesuviano. Il comandante di carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, generale Roberto Riccardi, ha restituito venerdì mattina all’ambasciatrice di Panama in Italia Ana Maria Reyes, due reperti archeologici che erano stati trafugati e sono stati recuperati dai nuclei di Napoli e di Cosenza. Si tratta in particolare di un vaso in terracotta policroma e decorazioni tipiche dello stile Maracas appartenente alla cultura del Gran Coclè (850-1000 dopo Cristo), che era stato recuperato dai militari a Cosenza nell’ambito di un’operazione contro il traffico internazionale di beni archeologici, l’altro appunto il vaso di epoca precolombiana sottratto a un privato. Alla cerimonia erano presenti il ministro del governo panamense, Janaina Isabel Tewaney Mencomo, il viceministro degli Affari Multilaterali e della Cooperazione Internazionale del Panama, Ana Luisa Castro Novey, e il ministro Consigliere d’Ambasciata, Wilson Dawson. Il vaso precolombiano restituito ieri mattina all’ambasciata di Panama non è l’unico sequestro effettuato a San Giuseppe Vesuviano.

Business in crescita Il traffico internazionale di oggetti d’arte, si tratti di reperti archeologici, di dipinti, sculture o altri manufatti artistici di epoca post-classica, occupa il secondo posto nella classifica degli affari più lucrosi per la criminalità organizzata su scala mondiale, eguagliando o superando il traffico d’armi e generando profitti enormi. Neanche l’emergenza Coronavirus ha fermato i mercanti d’arte. Secondo recenti stime a livello internazionale il mercato dell’arte e delle antichità vale 50 miliardi di dollari. Si tratta di un settore in crescita, che però deve fare i conti con il commercio illegale, che rappresenta circa il 5% dell’intera industria. Anche se può sembrare una quota modesta, è un problema destinato a crescere e che getta un’ombra sempre più lunga sul mondo dell’arte. Durante le ondate della pandemia il mondo si è fermato, ma il mercato nero di opere d’arte e antichità ha continuato a prosperare, generando 10 miliardi di dollari in soli due anni. Stando ad organizzazioni come Unesco e Interpol troppo spesso il denaro non arriva alle persone il cui sostentamento dipende dalla ricerca di tesori culturali.

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