Camorra a Torre Annunziata. Bombe e armi da guerra: l’arsenale di Scaramella

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Camorra a Torre Annunziata. Bombe e armi da guerra: l’arsenale di Scaramella

Un fucile mitragliatore modello Ak47 marza Zastava, una vera e propria arma da guerra completo di due caricatori a mezzaluna. Ventisei cartucce calibro 7 e altre 25 cartucce dello stesso calibro in un’altra confezione. E ancora: quattro kalashnkov, quattro mitragliette e tre bombe, sei pistole con decine di cartucce. E’ l’arsenale che era nascosto in parte a casa di Giorgio Scaramella e il resto invece custodito dagli altri componenti del sodalizio criminale che è stato smantellato nei giorni scorsi dagli agenti del commissariato di polizia di Torre Annunziata. Un’ordinanza emessa dalla Procura di Torre Annunziata dopo l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia che ha così portato a galla scenari inquietanti e ricostruito decine di episodi di spaccio, agguato e tentati omicidi e soprattutto ha permesso di sequestrare armi e bombe in disponibilità della famiglia degli Scaramella, di Antonio Gallo e Francesco Chierchia. I tre, gestivano la piazza di spaccio ma nel frattempo avevano messo in campo una vera e propria strategia del terrore. Sparare contro le auto, tentare di intimidire gli avversari e distruggere così la concorrenza negli affari illeciti. Ma non solo: l’arsenale è – secondo gli inquirenti – una prova schiacciante di come le tre compagini familiari avevano in mente di prendere il controllo del territorio e per farlo avrebbero messo in campo ogni modalità. Una di queste sparare.

In uno degli episodi ricostruito dagli inquirenti durante l’attività investigativa vengono raccolte prove anche su come i componenti del sodalizio camminavano armati. E’ il 22 agosto del 2020 e Antonio Gallo gira armato, una pistola calibro 9 luger che nasconde sotto la cintola. Ed è proprio lui che lo stesso giorno mette a segno uno dei raid ricostruiti: Gallo esplode 14 colpi di arma da fuoco contro una macchina. E’ una Renault Captur in uso a M.N. la moglie di uno dei componenti del gruppo criminale dei Tittoni, una delle famiglie più attive nello spaccio di droga. La macchina è parcheggiata sulla strada, proprio davanti al palazzo dove vivono i Tittoni in corso Vittorio Emanuele al civico 117. La raffica di colpi distrugge il parabrezza e il montante, i colpi attraversano il vetro e si conficcano nei sedili interni dell’auto. Tre spietati ma in particolare Giorgio Scaramella, coinvolto e accusato dell’omicidio di Maurizio Cerrato, il 61enne ucciso il 19 aprile scorso in piazza IV Novembre. Maurizio si trovava con sua figlia Adriana che lo aveva chiamato per chiedergli aiuto: aveva la ruota dell’auto bucata, l’aveva trovata così dopo averla parcheggiata in un posto conteso, occupato con una sedia dalla famiglia Scaramella. Prima la lite, le minacce ed infine la morte. Maurizio è morto tra le braccia della figlia. E proprio nei giorni scorsi si è celebrata l’udienza nella quale la figlia Adriana ha testimoniato, in un faccia a faccia con le belve di suo padre ripercorrendo tutti gli istanti di quel maledetto giorno.

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