Andrea Ripa

Dopo tre mesi le famiglie sfollate di San Giuseppe Vesuviano possono tornare a casa

Andrea Ripa,  

Dopo tre mesi le famiglie sfollate di San Giuseppe Vesuviano possono tornare a casa

Dopo tre mesi di estenuante attesa, di notti passate in albergo senza la sicurezza di poter rientrare a casa, le famiglie sfollate dal Comune di San Giuseppe Vesuviano per l’emergenza crolli di via Perilli di Sotto, potranno finalmente tornare a casa. Chi ha passato gli ultimi mesi lontano dal suo appartamento ha ricevuto, nei giorni scorsi, la comunicazione dagli uffici dei funzionari del municipio di piazza Elena d’Aosta a poter rientrare nella propria abitazione. Il vecchio rudere del quartiere, da cui erano venuti giù diversi calcinacci e che minacciava anche le altre abitazioni della zona, è stato finalmente messo in sicurezza. C’è voluto diverso tempo, importanti accertamenti e soprattutto le continue richieste dei residenti di poter tornare a dormire sotto il proprio tetto per arrivare al provvedimento emesso nei giorni scorsi dagli uffici competenti. Alla fine la relazione dell’ufficio tecnico comunale ha certificato la messa in sicurezza dell’immobile, mettendo fine a un calvario che per tre famiglia di San Giuseppe Vesuviano è durato quasi tre mesi. «Sulla base di quanto dichiarato dal tecnico di parte nonché nella relazione dell’ufficio tecnico comunale, che è stato eliminato il pericolo della Pubblica e Privata incolumità e pertanto le persone sgombrate possono rientrare nei rispettivi domicili», si legge nel provvedimento dei funzionari del Comune di San Giuseppe Vesuviano. Dopo i controlli si è proceduto a comunicare alle 10 persone sfollate – in tutto tre famiglie – di poter «far rientro» alle proprie abitazioni. Per tutti i residenti della zona il calvario aveva avuto inizio ad aprile scorso, quando in quel vecchio rudere sono cominciati i pericolosi cedimenti, è scattato il provvedimento di sgombero coatto a opera degli uffici comunali a causa dell’emergenza crolli. Un allontanamento d’urgenza dalle proprie abitazioni perché l’edificio, da tempo abbandonato al degrado dai proprietari, minacciava anche le abitazioni in cui vivevano. Ulteriori crolli avrebbero potuto trasformarsi in un rischio per le tre famiglie sgomberate nelle ore immediatamente successive al crollo di aprile scorso. Alcuni hanno trovato riparo da alcuni parenti che li hanno ospitati nell’attesa dello sblocco delle procedure per la messa in sicurezza dell’immobile, altri – in condizioni di disagio economico e senza parenti o amici a cui chiedere aiuto – sono stati ospitati dal Comune in un albergo a Ottaviano, con l’Ente di piazza Elena d’Aosta che s’è accollato le spese.

CRONACA