Alberto Dortucci

Spaccio con i «marsigliesi», l’ultima stangata per i corrieri di Torre del Greco

Alberto Dortucci,  
Santa alleanza per la droga con il clan di Secondigliano, condanne-bis per i pusher: pene per complessivi 68 anni

Spaccio con i «marsigliesi», l’ultima stangata per i corrieri di Torre del Greco

Torre del Greco. Erano finiti in manette a novembre del 2012, incastrati dalle indagini grazie a cui la direzione distrettuale antimafia di Napoli inchiodò boss e gregari di tre organizzazioni camorristiche in guerra per il controllo del business-droga lungo l’asse tra Torre del Greco e Secondigliano. Esattamente a 10 anni di distanza la corte d’appello di Napoli scrive l’ultima sentenza – salvo nuovi ricorsi in cassazione – per pusher e corrieri alleati con i «marsigliesi» dell’hinterland di Napoli: un patto di ferro stretto da Isidoro Di Gioia  – il capo della cosca di giù a mare, successivamente passato dalla parte dello Stato – e consolidato dai frenetici «affari» conclusi con il clan di Secondigliano, pronto a rifornire di cocaina e hashish le piazze della città del corallo.

Il nuovo processo

A ottobre del 2018 gli ermellini di Roma avevano chiuso il processo per i 15 imputati arrivati in cassazione, mantenendo in piedi il castello accusatorio costato in primo grado la bellezza di complessivi quattro secoli e mezzo di reclusione agli esponenti delle tre cosche. Per 10 imputati, invece, erano state parzialmente accolte le obiezioni sollevate dai difensori con successivo rinvio a una una sezione della corte d’appello di Napoli. I magistrati di secondo grado della terza sezione penale hanno rideterminato le pene per le donne dell’organizzazione, confermando le pene per capi e soldati dei sodalizi criminali. Senza sconti neanche per il super-pentito al soldo della Dda di Napoli.

Gli ultimi verdetti

La sentenza firmata dal collegio presieduto dal giudice Giovanni Carbone – consiglieri Paola Cervo e Raffaella de Majo – ha il sapore della stangata per Girolamo Iadeluca: il corriere della droga – ritenuto elemento di spicco del clan – si è visto condannare alla bellezza di 17 anni e due mesi di reclusione, verdetto sostanzialmente in linea con il primo pronunciamento del gup del tribunale di Napoli a giugno del 2014. Pugno di ferro anche per i colonnelli della «santa alleanza» per lo spaccio all’ombra del Vesuvio: Giuseppe Bastone e Ciro Natale sono stati condannati a 7 anni di reclusione e al pagamento di 50.000 euro, mentre Christian Goume – il contatto dei «marsigliesi» di Secondigliano – si è visto confermare i 14 anni di reclusione già decisi durante i precedenti round giudiziari. Confermata la sentenza di secondo grado del 15 ottobre 2015 anche per Salvatore Gravino – imparentato con il boss-pentito Isidoro Di Gioia – e Louis Antoine Maurica Esposito. Infine, niente «occhio di riguardo» per la gola profonda Filippo Cuomo: il nipote del padrino Gaetano Di Gioia – alias ‘o tappo, massacrato in un agguato di camorra organizzato dagli scissionisti del rione Sangennariello – dovrà scontare una pena di 5 anni e 10 mesi di reclusione.

Gli sconti alle donne

Le uniche a ottenere una rideterminazione della pena rispetto alle iniziali condanne-bis sono state le «quote rosa» dello spaccio: Anna Marasco – assistita dall’avvocato Maria Laura Masi – e Carmela Cesari. Per entrambe i magistrati hanno cancellato l’aggravante dell’articolo 7, fermando le pene rispettivamente a 3 anni e cinque mesi di reclusione (e 14.000 euro di multa) e a un anno e 10 mesi (e 8.000 euro di multa). A chiudere l’elenco, i sei anni e 8 mesi per Marianna Scazzola. Pene destinate a diventare definitive, salvo nuovi colpi di scena in cassazione.

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