Castellammare: in cella per 18 mesi, ma era innocente

Tiziano Valle,  
Alessandro Verde era accusato di essere il basista di una rapina con sequestro di persona ai danni della zia 94enne

Castellammare: in cella per 18 mesi, ma era innocente

Castellammare. Ha trascorso l’ultimo anno e mezzo della sua vita in carcere con l’accusa di essere stato il basista di una rapina ai danni di sua zia, una novantaquattrenne stabiese che fu anche sequestrata dai malviventi. Ma per i giudici del Tribunale di Torre Annunziata è innocente.

Alessandro Verde, un quarantenne di Castellammare di Stabia, è stato assolto per non aver commesso il fatto, nonostante la Procura fosse arrivata a chiedere una condanna a dieci anni di reclusione. E da ieri è tornato un uomo libero.

Il verdetto del collegio giudicante presieduto dalla dottoressa Maria Camodeca (a latere Contieri e Ambrosino), ha accolto la tesi della difesa rappresentata dall’avvocato Rosaria Longobardi, che ha contestato le accuse mosse nei confronti di Verde sulla scorta di alcuni frasi pronunciate da Antonio Amendola, uno dei rapinatori dell’anziana stabiese, che erano state intercettate dagli investigatori.

Andiamo con ordine. La vicenda risale al 16 luglio 2020 quando due rapinatori piombano all’interno di un appartamento in via Amato, al centro di Castellammare di Stabia, dopo aver seguito l’anziana proprietaria. I malviventi riescono a legare la novantaquattrenne a una sedia e a portare via la cassaforte dal muro, contenente gioielli e contanti per un valore di circa ventimila euro.

La donna denuncia la rapina e le indagini della polizia – anche attraverso le tracce di dna trovate nell’appartamento – consentono d’identificare uno dei rapinatori: Antonio Amendola, un ventenne che appartiene alla famiglia dei “cap ‘e fierr”. Successivamente viene arrestato per quella rapina Mario Martinelli, un trentatreenne stabiese del rione Moscarella, che assieme ad Amendola aveva partecipato anche a un colpo con sequestro di persona messo a segno nel B& B Villa Aurelia di Pompei, sempre nel 2020.

Gli investigatori arrivano al nipote dell’anziana perché nel corso di una videochiamata whatsapp, tra Amendola e un suo familiare nel corso della quale il rapinatore mostra un foglietto con su scritto il nome “Ales- sandro Verde”. A quel punto gli inquirenti cominciano a indagare sul quarantenne che abita nello stesso palazzo di via Amato dell’anziana zia, ipotizzando il suo coinvolgimento in quella vicenda.

Verde, nel febbraio 2021, viene arrestato con l’accusa di essere stato il basista della rapina, ovvero avendo contribuito al colpo indicando la vittima e aprendo il portone d’ingresso ai malviventi.

Secondo la sua difesa, però, quella videochiamata in realtà era solo una messinscena per depistare gli investigatori. A confermarlo – secondo la tesi degli avvocati di Verde – sarebbe stata un’intercettazione telefonica in cui Antonio Amendola ipotizzerebbe alcune strategie per alleggerire la sua posizione giudiziaria, fino all’opportunità di dichiararsi colpevole per questa rapina, aiutando le forze dell’ordine a ricostruire la vicenda. «Tanto lo sai come funziona il 50 per cento ce lo devi mettere tu e il 50 per cento ce lo mettono loro», è la frase pronunciata da Amendola sulla quale ha puntato in modo forte la difesa per scardinare le accuse nei confronti di Verde.

Una tesi, quella dei legali del quarantenne, condivisa dai giudici che l’hanno assolto per non aver commesso il fatto.

Si chiude così in primo grado la vicenda per Alessandro Verde (figlio del dottor Nicola Verde, ex docente universitario e per molti anni presidente delle Terme di Stabia), che si porterà con sé il dolore di non aver potuto salutare sua madre – la professoressa Camilla Di Stasi – deceduta mentre il figlio era ancora detenuto.

 

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