Il pentito del clan Gionta rivela chi paga il pizzo a Torre Annunziata

Giovanna Salvati,  

Il pentito del clan Gionta rivela chi paga il pizzo a Torre Annunziata

«Riscuotevo quasi diecimila euro al mese dalle estorsioni, ed io venivo pagato anche mille euro a settimana». È questo il retroscena che spunta fuori dai verbali di Pietro Izzo, uno dei soldati del clan Gionta che da circa un anno ha deciso di collaborare con la giustizia. Dai verbali del nuovo pentito Izzo offre agli investigatori una serie di spunti ed elementi che diventano così preziosi per ricostruire gli affari della cosca dei Valentini. L’ex pilastro del clan ha consegnato una lista di nominativi di imprenditori che pagano da sempre il clan dei Gionta. Imprenditori che non si sono mai ribellati alla richiesta del pizzo ma che al contrario, sistematicamente ed ogni mese consegnavano e, con molta probabilità, ancora oggi, consegnano nelle mani degli affiliati una busta con dentro banconote. «C’è chi paga mille euro, chi invece duemila e chi invece cinquecento euro» dice Izzo in uno dei verbali di interrogatorio risalenti al 14 aprile del 2021. Era lui a riscuotere la somma in prima persona e senza nemmeno troppe difficoltà visto che tutti pagano senza alcuna resistenza. Le dichiarazioni di Izzo confermano così, ancora una volta, che la città di Torre Annunziata e in particolare i commercianti restano ancora sotto scacco della criminalità organizzata. «Ogni mese – continua a raccontare Izzo – le sei aziende mi davano i soldi che io poi gestivo». Izzo ha deciso di collaborare dopo che ha avuto la conferma che i suoi stessi affiliati volevano ucciderlo, una motivazione che fa mettere anche a verbale proprio all’inizio delle sua collaborazione «Voglio collaborare con la giustizia perché ho perso tutto – racconta – ho perso la mia famiglia, mia moglie a causa delle continue minacce che subito dagli appartenenti al clan Gionta». Poi aggiunge anche il timore di essere ucciso «Ho maturato inoltre questa decisione – incalza – già nel 2016 quando ho acquisito la consapevolezza che il clan mi voleva uccidere, tanto che a febbraio del 2016 ho subito Un agguato nel corso del quale poteva essere uccisa anche mia suocera». La paura di morire e quella di far del male si suoi affetti più cari sono diventati così la goccia che ha fatto traboccare il vaso è spinto Pietro Izzo a passare dalla parte dello Stato, a cominciare una collaborazione con gli investigatori e iniziare a raccontare tutto quello che per anni ha vissuto, gli affari dello spaccio, il giro delle estorsioni, nomi e cognomi dei capi, di chi comanda e di chi continua ad alimentare la strategia del terrore e mettere in campo ancora agguati. Ovviamente tutte dichiarazioni in fase di accertamento e riscontro.

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