Gaetano Angellotti

Scoperto in casa Di Martino, il covo del latitante di Gragnano

Gaetano Angellotti,  

Scoperto in casa Di Martino, il covo del latitante di Gragnano

Un vero e proprio assedio, costante, asfissiante. Mosso con lo scopo preciso di togliere «ossigeno» al clan Di Martino, che ormai da diversi anni è diventato egemone a Gragnano e dintorni. Fondando la propria ascesa sui proventi di uno dei business tra i più redditizi: quello della coltivazione e dello spaccio – sia all’ingrosso che al dettaglio – di marijuana. Nei giorni scorsi infatti i carabinieri hanno effettuato una serie di controlli serrati nella zona di Iuvani, tra Gragnano e Pimonte, storico feudo della cosca familiare del boss Leonardo ‘o lione e dei suoi figli. Chiuse tutte le vie di accesso e di possibile fuga, i militari hanno effettuato anche delle perqusizioni domiciliari a tappeto, rispetto alle quali vige il massimo riserbo. Tuttavia, l’operazione avrebbe portato «frutti» molto interessanti. Secondo quanto trapelato, infatti, sarebbero state diverse le scoperte dei carabinieri da cui, con il prosieguo delle indagini, potrebbero arrivare altri importanti sviluppi. Sì perchè oltre a un’ingente quantità di soldi in contanti – sulla cui provenienza ovviamente saranno condotti ulteriori accertamenti – altri due elementi importanti sono emersi dall’accurata attività di controllo svolta. In particolare, è stato scoperto, nonostante fosse accuratamente nascosto alla vista, una sorta di botola, ricavata all’interno dell’appartamento, che conduceva a un cunicolo lungo parecchi metri. Evidentemente un nascondiglio o, addirittura, un passaggio, per quanto angusto, che potesse consentire a una persona di raggiungere l’esterno in caso di «visite improvvise» e poco gradite. Un espediente che, a livello puramente ipotetico (per il momento), forse può essere stato utile in passato a qualche latitante per sfuggire alla cattura. Non va dimenticato infatti che prima della cattura, avvenuta proprio a Iuvani a dicembre 2020, per due anni Antonio Di Martino, all’epoca reggente del clan, si era dato alla macchia per sfuggire all’arresto. Non solo. Un altro elemento, forse quello più interessante sul piano investigativo, è quello rappresentato dalla terza scoperta, sempre avvenuta nel corso della perquisizione effettuata. A seguito della quale è spuntato fuori un quaderno fitto di nomi e cifre, una sorta di «libro mastro» che potrebbe gettare nuova luce sugli affari illeciti del clan. Sia che si tratti di un elenco di vittime o potenziali obiettivi del racket delle estorsioni, sia che invece quei numeri e quei nomi siano relativi alla compravendita di partite di droga. Settore, quest’ultimo, in piena attività in tutta la zona dei Lattari, come dimostra l’ultima brillante operazione messa a segno, sempre dai carabinieri, appena dieci giorni fa: nei boschi di proprietà demaniale, di fatto controllati dal clan, furono infatti scoperti – nonostante fossero sepolti in bidoni di plastica – ben 55 chili di droga. Non solo marijuana, presumibilmente coltivata in zona, ma anche 35 chili di cocaina, sicuramente importata e «stoccata» prima di essere rivenduta al dettaglio.

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