Telecamere anti-roghi e pinete rinaturalizzate Così rinasce il Vesuvio

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Telecamere anti-roghi e pinete rinaturalizzate  Così rinasce il Vesuvio

Ercolano. Telecamere per arginare l’abbandono dei rifiuti e l’innesco dei roghi tossici, un intervento di ripiantumazione delle specie arboree distrutte dagli incendi del 2017; a 5 anni dagli spaventosi roghi che hanno distrutto gran parte del Parco Nazionale, il Vesuvio prova sta ripartendo.

Con i turisti che sono tornati nei sentieri, anche dopo lo stop alle restrizioni per il Covid, e con le opere di ingegneria naturalistica contenute nel grande progetto che stanno dando i primi risultati. Nel frattempo la natura sta facendo il suo corso, mentre ogni giorno si lotta contro i roghi che hanno lasciato cicatrici ancora oggi visibili sui fianchi del vulcano.

Nella stagione più calda degli incendi – dove l’allerta regionale è massima in tema di antincendio boschivo – sul Vesuvio sono stati rafforzati i controlli.

I presìdi di Vigili del Fuoco fissi tra Terzigno ed Ercolano vanno ad aggiungersi all’installazione delle telcamere a raggi infrarossi per la visione notturna. A 5 anni dai roghi del Vesuvio, attentati rimasti senza colpevoli, il direttore dell’Ente Parco Vesuvio, Stefano Donati, fa il punto sulle iniziative messe in campo per la tutela dell’ambiente.

A partire dalla convenzione stipulata con i vigili del fuoco che consente un monitoraggio costante e un programma di interventi più rapido a ogni focolaio segnalato su tutto il versante del parco. «Con questi presìdi otteniamo una notevole tempestività di intervento, circoscrivendo quasi sempre gli incendi ai focolai iniziali. Inoltre sul territorio opera il Reparto Carabinieri Parco del Vesuvio, forte di una trentina di uomini, e il Reparto Carabinieri Biodiversità di Caserta, con un’altra decina di effettivi tra militari e operai», spiega Donati. «Il Piano antincendio boschivo, inoltre, prevede l’aggiornamento continuo delle carte della vulnerabilità e della pericolosità agli incendi, così da sapere in anticipo quali aree tenere sotto maggiore osservazione. Stiamo anche sviluppando un progetto, finanziato dal Ministero della Transizione Ecologica, per l’utilizzo di dati satellitari e sensori, per monitorare in continuo la temperatura e l’umidità al suolo».

Gli “occhi elettronici” inoltre consentono di avere un monitoraggio capillare sulle aree protette. «Tutto il perimetro del Parco è oggi presidiato da un sistema di videosorveglianza gestito da nove punti di dorsale wireless, forte di 32 telecamere (17 fisse e 15 motorizzate) alcune delle quali a infrarossi per visione notturna, e di dieci lettori targa. Il sistema è gestito dal Reparto Carabinieri Parco, a cui è stato dato in dotazione anche un drone per attività di sorveglianza e indagine ». Uno degli obiettivi è prevenire i drammatici incendi del luglio 2017 e far rivivere le zone date alle fiamme.

Per questo motivo, spiega Donati, «abbiamo definito, con il supporto del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, una metodologia per la rinaturalizzazione delle aree incendiate, senza interventi intensivi di riforestazione, ma con messa a dimora, con distribuzione casuale, di “isole” delle specie tipiche dell’area vesuviana, autoctone e resilienti agli incendi. Questo consente di accelerare i processi naturali di rivegetazione, già in corso. Per ora abbiamo messo a dimora oltre 10mila piante con piccoli interventi finanziati da aziende con progetti di responsabilità sociale di impresa, interessando circa quattro ettari. Stiamo per appaltare due grandi progetti da 40 ettari ciascuno, finanziati dal Ministero della Transizione Ecologica».

Dunque, a cinque anni di distanza dai gravi incendi la natura ha dimostrato una eccezionale capacità di riprendersi con il Parco che ha il difficile compito di vigilare e tutelare il territorio. «E’ la cosiddetta resilienza, che in ecologia è un termine molto specifico nel senso che la vegetazione ha ripreso con grande forza anche in maniera assolutamente naturale» – conclude Donati – «Non è necessario che a un tot di ettari bruciati corrisponda un tot di ettari riforestati. L’importante è vigilare e intervenire nelle aree più colpite e siamo in grado di farlo per gli studi che abbiamo fatto con il Dipartimento di Agraria e assicurare un supporto a quello che la natura sta già facendo sua sponte».

Intanto gli incendi, anche quest’anno, sono tornati a minacciare i sentieri e le pinete del Parco Nazionale del Vesuvio.

Nelle ultime settimane sul versante di Somma Vesuviana – sul Monte Somma – gli interventi della protezione civile regionale e dei vigili del fuoco hanno riacceso i riflettori sull’incubo dei roghi. Un campanello d’allarme che in queste zone non ha mai smesso di suonare e che rischia di lasciare nuove cicatrici nell’area protetta.

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