Torre Annunziata, indagato per mafia l’ex sindaco fa ricorso al Tar contro lo scioglimento

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Torre Annunziata, indagato per mafia l’ex sindaco fa ricorso al Tar contro lo scioglimento

Torre Annunziata. Una decisione forse frutto della disperazione. L’ex sindaco Vincenzo Ascione vuole scrollarsi di dosso il reato di associazione mafiosa. Accuse che hanno portato a galla una serie di episodi nei quali il primo cittadino non avrebbe mai alzato il dito o provato a contrastare i clan durante il suo mandato. Nelle carte della commissione d’accesso viene accusato di essere “assoggettato alla criminalità” tanto da incassare lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. A distanza di mesi, ha deciso, di presentare insieme ai suoi fedelissimi un ricorso al Tar Lazio per provare a ribaltare la decisione del Ministro dell’Interno e tutte quelle accuse che sono state messe nero su bianco dal Prefetto in una relazione precisa. Fatti, nomi che si muovono in uno scenario inquietante. A presentare il ricorso contro lo scioglimento sono stati gli avvocati Armando Profili e Giorgia Esposito che hanno provato a smontare punto per punto tutte le accuse con una serie di documenti sostenendo che «la Circolare del 25 giugno del 1991, che è stata elevata a rango di parametro di costituzionalità della normativa ordinaria — si legge nel ricorso – , ha fissato i criteri oggettivi per il corretto esercizio del potere di scioglimento. La tutela dell’integrità degli organi locali, esige dunque la cosiddetta “prova rigorosa”. Nella specie, al contrario, la labilità degli episodi considerati dalla Commissione di accesso, alcuni dei quali, già oggetto di una precedente procedura di accesso avviata a giugno del 2012 (con l’allora sindaco Giosuè Starita, ndr), conclusasi senza nulla di fatto ma solo con l’adozione di prescrizioni, esclude radicalmente che gli elementi acquisiti rivestano i caratteri della gravità, precisione e concordanza». Nel ricorso infatti Ascione scarica le colpe sull’ex sindaco Giosuè Starita in primis relativamente alla lite tra dipendenti comunali avvenuta nel 2012 e non segnalata agli organi disciplinari da Ascione, che all’epoca dei fatti era assessore. Prende le distanze anche dal fatto che la maggior parte dei dipendenti della PrimaVera sarebbero legati a vincoli di parentela, ovvero di frequentazione, con esponenti appartenenti alla locale criminalità organizzata di cui lui non è mai stato a conoscenza. Come continua a difendere Salvatore Onda, il nipote del killer Umberto Onda dei Gionta dipendente della Prima Vera. Insomma uno scaribarile pur di salvare e salvarsi che però ora lascia la parola ai giudice del  Tribunale Amministrativo della Regione Lazio, dove di fatto il Ministro dell’Interno ha competenza e ha fatto partire la decisione dello scioglimento. Insomma Ascione continua a muso duro a contrastare l’operato della magistratura e di chi ha portato a galla una serie di sistemi e meccanismi malati che andavano in scena all’interno della sua maggioranza, con i suoi fedelissimi. Proprio il dirigente di fiducia dell’Utc Nunzio Ariano venne arrestato con l’accusa di mazzette, poi era toccato al suo fedelissimo vicesindaco Luigi Ammendola, tutti uomini di Ascione che aveva scelto. Una decisione che, ovviamente, non riporterebbe Ascione alla guida del Comune essendo stato sfiduciato prima dell’arrivo della commissione anticamorra decisa dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. @riproduzione riservata

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