Gragnano. La migliore pizza in carcere è del killer di Nicholas

Michele De Feo,  

Gragnano. La migliore pizza in carcere è del killer di Nicholas

Il killer di Nicholas Di Martino, Maurizio Apicella, prova a ricominciare: condannato in primo grado a 18 anni per l’omicidio del minorenne di Gragnano, ha vinto un contest in carcere per la miglior pizza lanciato da Errico Porzio e sta studiando per ottenere la licenza media. L’idea del concorso di utilizzare un mestiere popolare come mezzo di riscatto sociale è venuta a Errico Porzio, pizzaiolo napoletano e titolare di diverse pizzerie, noto soprattutto ai giovani per la sua esuberanza sui social, ed è stato lui a pubblicare due giorni fa un video sulla sua pagina social per annunciare l’epilogo dell’iniziativa sociale messa in piedi con la collaborazione della direttrice Giulia Russo e degli educatori del Centro Penitenziario “Pasquale Mandato” di Secondigliano. Maurizio Apicella, 21 anni, condannato per l’omicidio di Nicholas Di Martino, il 17enne gragnanese accoltellato la notte del 25 maggio 2020 per un regolamento di conti legato allo spaccio di sostanze stupefacenti, si è aggiudicato il contest battendo la concorrenza di altri 8 detenuti. La miglior pizza è stata la sua. Apicella, che per la morte di Nicholas ha chiesto pubblicamente perdono con una lettera indirizzata alla famiglia della vittima, è detenuto da 2 anni e ha vissuto il primo capitolo della propria vicenda giudiziaria in una cella del carcere di Secondigliano. Il pm dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta, per lui e il suo complice, Ciro Di Lauro, chiese l’ergastolo, portando avanti l’accusa di omicidio con le aggravanti del metodo mafioso e dei futili motivi. Un mese fa la sentenza, che tanto ha fatto discutere, ha decretato il decadimento delle aggravanti e condannato Apicella e Di Lauro rispettivamente a 18 e 10 anni di carcere. Maurizio aveva appena 19 anni quando si macchiò di questo terribile crimine. Durante la sua detenzione, oltre ad affinare le sue doti da pizzaiolo, ha ricominciato a studiare per prendere la licenza media. Al processo ha ammesso di aver trafitto il povero Nicholas con una lama lunga 9 centimetri dandogli il colpo di grazia. Si è pentito per l’omicidio e ha chiesto perdono alla madre, ma non hai parlato agli inquirenti degli affari della sua famiglia. Il suo cognome, infatti, è di quelli pesanti nel contesto attuale della mala organizzata stabiese e dei Lattari. Suo padre, Rossano Apicella, attualmente in carcere, stando alle inchieste degli ultimi anni, sarebbe uno delle figure chiave e più influenti di tutta la zona per quel che riguarda il traffico di sostanze stupefacenti.

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