Torre Annunziata, piazza di spaccio in carcere: la droga scambiata ai colloqui

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata, piazza di spaccio in carcere: la droga scambiata ai colloqui

Trasportavano dosi di droga  all’interno del carcere  di Poggioreale. Lo facevano nascondendo le dosi di hashish e cocaina all’interno delle scarpe. Piccoli quantitativi in entrambe le scarpe che poi scambiavano con il familiare detenuto durante il colloquio in carcere. E’ questo un altro dettaglio inquietante che sottolinea la strategia dello spaccio messa in campo dalla holding del rione Poverelli che venerdì notte è stata definitivamente cancellata dalla maxi operazione dei carabinieri del nucleo operativo di Torre Annunziata. Diciotto persone finite in manette, tra queste sette donne. Sette mamme che senza alcun scrupolo piazzavano dosi di droga in mano ai figli minorenni appena sette e dieci anni e li obbligavano a spacciare. Quando questi si rifiutavano venivano persino offesi «che bastardo» è una delle frasi che spunta fuori dalle mille pagine di ordinanza che porta a galla uno scenario davvero raccapricciante. E non solo. Tra i tanti elementi che emergono dall’inchiesta partita nel 2028 e che si è conclusa a luglio del 2021 e resa esecutiva dalla Procura venerdì, spuntano alcuni dettagli assurdi. Assurdi perché testimoniano la sfacciataggine e la sfida alle leggi, allo Stato delle 18 persone coinvolte. Tra queste spunta un intero nucleo familiare, gli Evacuo. Evacuo Adrea era scampato ad un agguato ma assieme ai suoi familiari non aveva mai smesso,  e né si era lasciato intimorire nel tentativo di fermare l’affare dello spaccio. Anzi. Aveva deciso di allargare gli affari fino al carcere di Poggioreale. Fornire cocaina ed hashish ai detenuti. Un affare che avrebbe potuto controllare e gestire direttamente dall’interno Pietro Evacuo. L’uomo all’epoca della inchiesta era detenuto nel penitenziario napoletano di Poggioreale. Nello stesso padiglione – come emerge dall’inchiesta dei carabinieri – erano detenuti anche Andrea Evacuo (ieri è stato arrestato assieme alla moglie Rita Ferraiuolo ed entrambi erano già stati arrestati nel 2019 sempre con l’accusa di detenzione di cocaina), Michele Evacuo (tratto in arresto sempre nel 2019 per detenzione ai fini di spaccio di cocaina) ed infine Pasquale Evacuo (anche quest’ultimo arrestato nel 2019 per gli stessi reati). Per il pm «il rapporto di parentela tra i detenuti e la presenza degli stessi nel medesimo padiglione faceva sì che i colloqui settimanale avvenissero nella stessa sala». Tradotto: l’intera famiglia detenuta per spaccio puntualmente si incontravano tutti nella sala dei colloqui e pertanto potevano tranquillamente dialogare sugli affari e sulla gestione del business della droga. Ed è proprio nelle intercettazioni ambientali che spuntano fuori una serie di elementi: il primo che viene sottolineato è quello della presenza dei bambini ai colloqui che venivano utilizzati come elemento di distrazione. Venivano istruiti a distrarre gli agenti della polizia penitenziaria mentre gli adulti si occupavano di organizzare gli affari. In particolare uno: dal tenore dei colloqui emerge infatti che Andrea e Pietro Evacuo stavano organizzando, avvalendosi della figlia, di organizzare un’attività di spaccio proprio all’interno del carcere di Poggioreale. Per ogni singola dose di droga che entrava in carcere e che gli Evacuo vendevano in cambio non chiedevano però soldi ma ricevevano come corrispettivo dei pacchetti di sigarette. Ma come faceva la droga ad entrare in carcere e ad eludere i controlli meticolosi delle guardie penitenziarie? Un metodo c’era e lo aveva pianificato Pietro Evacuo. Le dosi venivano nascoste all’interno delle scarpe, una tecnica che peraltro non era del tutto nuova ma che già in precedenza, e sempre dal carcere avevano sperimentato e “collaudato” Andrea Evacuo e sua moglie Rita Ferraiuolo. Nelle intercettazioni viene ricostruita l’intera cessione di droga: durante il colloquio le scarpe che sono uguali a quelle che indossa il detenuto vengono cambiate sotto al tavolino, si coordinano su quale cambiare prima e poi approfittando di una distrazione dell’agente vengono allacciate come se nulla fosse accaduto. Spesso come scusa per controllare che nessuna dose fosse scivolata dalla scarpa durante lo scambio veniva utilizzato il bambino, con la scusa di allacciare le scarpe proprio al bambino il detenuto di accasciava sotto al tavolo per verificare l’effettiva e corretta consegna. Episodi tutti ricostruiti anche grazie al ritrovamento in carcere dei pacchetti di sigarette. Una inchiesta che sottolinea proprio la sfida allo Stato, in una delle strutture penitenziarie dove i colpevoli di reati invece di redimersi e rispettare le regole erano invece occupati a contrastarle ancora una volta, a sfidare lo stesso Stato che senza indietreggiare di un millimetro li ha nuovamente spediti in carcere. @riproduzione riservata 

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