Andrea Ripa

A Nola sono 5 gli imprenditori indagati per la maxi frode da 4,6 milioni di euro

Andrea Ripa,  

A Nola sono 5 gli imprenditori indagati per la maxi frode da 4,6 milioni di euro

Cinque imprenditori di una società di Nola indagati dalla procura della Repubblica di Nola per una maxi frode al Fisco da oltre 4 milione di euro scoperta dalla guardia di Finanza. Le fiamme gialle ieri hanno disposto il sequestro di beni e soldi a danno dei responsabili individuati dalla magistratura bruniana a capo di un sistema illecito basato su operazioni commerciali inesistenti tra aziende nei fatti esistenti soltanto dal punto di vista documentale. Un business milionario per la realizzazione di crediti di imposta che ha il suo vulnus nel quartier generale di un’azienda che opera nel settore del commercio all’ingrosso di elettrodomestici con sede nel territorio Nolano. Non è la prima volta che la procura di Nola accende i riflettori su imprese cartiere in questo territorio, testimonianza di un giro d’affari ancora ampio. Tramite l’utilizzo di società cartiere, esistenti cioè solo su carta, avrebbero realizzato crediti di imposta rilevanti frodando il Fisco per oltre 4 milioni di euro. E’ quanto contestato ai responsabili di una società operante nell’area di Nola, attiva nel settore del commercio all’ingrosso di elettrodomestici ed elettronica, cui i finanzieri di Napoli hanno sequestrato beni e soldi (valore 4,6 milioni di euro). Cinque le persone indagate per frode fiscale, dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione e emissione e utilizzo di fatture false. Dalle indagini realizzate dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Nola e coordinate dalla Procura di Nola, è emerso che la frode cosiddetta “carosello” sarebbe stata realizzata mediante l’acquisto, da parte dell’azienda nolana, di beni in regime di Iva comunitaria, rivenduti poi sul territorio nazionale a prezzi concorrenziali con un indebito e illecito risparmio d’imposta, e attraverso l’acquisto, da parte di aziende compiacenti ubicate in paesi dell’Unione Europea, di merce di scarsissimo valore commerciale a prezzi elevatissimi, che veniva poi introdotta nel circuito fraudolento sul territorio nazionale e, infine, nuovamente esportata verso altre società consenzienti dell’Unione Europea, così da creare fittizi crediti Iva in capo ad aziende nazionali. I numeri del vorticoso giro d’affari illecito messo in piedi dall’azienda di elettrodomestici finita sotto la lente di ingrandimento della magistratura sono spaventosamente alti. Oltre 4,5 milioni di euro di beni e contanti sono stati sequestrati, ma ulteriori approfondimenti saranno effettuati nelle prossime ore. Gli scambi di merci, contabilizzati tramite una serie di fatture false, in realtà non sarebbero mai avvenuti o avrebbero riguardato soggetti economici differenti rispetto a quelli indicati nei documenti fiscali. Un giro di operazioni portato alla luce dalle fiamme gialle e contestato dalla magistratura a danno di cinque imprenditori iscritti sul registrio degli indagati e accusati – a vario titolo – frode fiscale, dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione e emissione e utilizzo di fatture false.

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