Tiziano Valle

Castellammare. Mancata assunzione degli ex termali, danno da 7 milioni. Accuse alla Sint: «Sbagliato il ricorso in Cassazione»

Tiziano Valle,  
Redazione,  

Castellammare. Mancata assunzione degli ex termali, danno da 7 milioni. Accuse alla Sint: «Sbagliato il ricorso in Cassazione»

«La Sint poteva vincere in Cassazione contro gli ex lavoratori di Terme di Stabia, ma ha sbagliato il ricorso». E’ questa, in sintesi, la posizione degli ex consiglieri comunali di opposizione Michele Starace, Tonino Scala, Andrea Di Martino e Francesco Nappi, che hanno deciso di scrivere una lettera ai commissari prefettizi per chiedere degli approfondimenti sulla vicenda.Starace, Scala, Di Martino e Nappi esprimono «una serie di dubbi circa la decisione della Suprema Corte», che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Sint, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, che aveva imposto la riassunzione in Sint di 35 ex lavoratori termali. Secondo i giudici di secondo grado: nel momento del fallimento della società Terme di Stabia spa, la Sint avrebbe dovuto riprendere in carico i beni (stabilimento del Solaro e parco idropinico) e tutti i contratti in essere dei lavoratori, sulla scorta di un contratto stipulato nel 1972 tra le due società partecipate del Comune.

E invece chiese e ottenne dalla curatela fallimentare di Terme di Stabia solo la restituzione del patrimonio immobiliare.La sentenza definitiva della Corte di Cassazione determina un danno per la Sint da circa 7 milioni di euro, che saranno recuperati attraverso la vendita all’asta dello stabilimento del Solaro, dell’ex Hotel delle Terme e del parco idropinico. Una vera e propria mazzata per i cittadini stabiesi costretti a pagare per la malagestione amministrativa.Secondo Starace, Scala, Di Martino e Nappi però le responsabilità sono da ricercare nell’attuale gestione della Sint (il commissario liquidatore è il commercialista Vincenzo Sica).«Il primo caso evidente a tutti è la revoca del difensore di primo grado della Sint che aveva anche conseguito un risultato eccezionale in termini di tutela del patrimonio immobiliare della menzionata Sint, tanto da vincere nel primo grado di giudizio – sostengono gli ex consiglieri comunali di opposizione, che chiedono – Quale beneficio ha portato la nomina dei nuovi legali perpetrata dall’attuale liquidatore? Per quale motivo è stato revocato l’avvocato che ha conseguito un buon risultato mentre si è continuato a dare fiducia allo stesso legale soccombente in Appello?».Non è l’unico aspetto su cui si concentrano Starace, Scala, Di Martino e Nappi, che puntano il dito sulle motivazioni che hanno spinto la Cassazione a dichiarare inammissibile il ricorso. «In una prima lettura pare che la Suprema Corte ammonisca la difesa di non aver saputo articolare il ricorso e per tali ragioni viene dichiarato inammissibile il primo motivo dello stesso – dicono gli ex consiglieri – Pare quasi di leggere che le doglianze difensive potevano essere accolte se scritte nel modo giusto. Una simile conclusione se fosse confermata sarebbe di una gravità assoluta.

Non vogliamo vedere fantasmi in una situazione così complessa e travagliata già di suo, ma i dubbi nascono spontanei considerata l’inerzia della passata amministrazione sciolta per camorra».Il centrosinistra si scaglia contro la passata gestione di centrodestra, guidata da Gaetano Cimmino. «L’unica alternativa fattibile degli allora amministratori era sempre ed esclusivamente quella di vendere i beni per pagare i debiti senza un minimo di tutela per un patrimonio unico della nostra città – dicono gli ex consiglieri – Peraltro l’inerzia amministrativa si è registrata anche nei confronti di una trattativa da intraprendere con la Regione Campania affinchè quest’ultima acquistasse tutto il patrimonio della Sint spa in tal modo lo stesso poteva continuare ad essere un bene pubblico». Starace, Scala, Di Martino e Nappi, chiedono spiegazioni anche sul mancato licenziamento dei lavoratori dopo la sentenza d’Appello che hanno fatto maturare altri interessi a favore degli ex termali. E per questo motivo chiedono ai commissari prefettizi «una verifica sull’intera vicenda processuale affinché venga eliminato ogni dubbio che è lecito avere nei confronti di nomine fatte da un’amministrazione sciolta per camorra».Infine, gli ex consiglieri comunali chiedono ai commissari d’interloquire con la Regione per comprendere se è interessata ad acquistare il patrimonio immobiliare «per consentire che continui a essere un bene pubblico e di conseguenza non vada nelle mani dei soliti speculatori».

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