Dalla Scala fino alla Litoranea: il mare di Torre del Greco «bocciato» dall’Arpac

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Dalla Scala fino alla Litoranea: il mare di Torre del Greco «bocciato» dall’Arpac

Torre del Greco. Dai filmati del «mare cristallino» in località La Scala alla firma dell’ordinanza di divieto di balneazione lungo tutto il tratto di costa di Torre del Greco. è la parabola del sindaco Giovanni Palomba, pronto – all’inizio dell’estate – a esaltare lo stato di salute delle acque del litorale cittadino e ora costretto, alla luce degli ultimi rilievi dell’agenzia regionale per l’ambiente in Campania, a ordinare lo stop ai tuffi dal confine con Ercolano fino al termine della Litoranea. Gli ultimi campionamenti effettuati dall’Arpac, infatti, segnano una brusca e inattesa inversione di tendenza rispetto agli iniziali controlli: quattro punti di controllo su cinque sono risultati al di sopra dei limiti consentiti.

Per questo motivo il primo cittadino si è visto costretto a correre ai ripari e a ordinare il divieto di balneazione lungo gli 832 metri posizionati nella zona denominata Calastro, all’interno dei 2.191 metri della zona chiamata cimitero – in cui si trova, tra l’altro, la spiaggi del Cavaliere – per i 1.045 metri di località Torre di Bassano, nella parte iniziale del lungomare cittadino e infine nei 1.017 metri posti in quella che viene denominata la Litoranea Sud. Nei limiti i campionamenti effettuati nella zona Litoranea Nord e quelli più vicini a Torre Annunziata, in località Mortelle e a Santa Maria la Bruna.

«E’ un’estate all’insegna del ‘mare negato’ per migliaia di cittadini e turisti che stanno affollando le nostre coste. Gli episodi della costiera sorrentina e del litorale di Torre del Greco sono frutto di una malagestione del ciclo delle acque, di un problema atavico che si ripropone con i temporali estivi: foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che poi troviamo sulle nostre spiagge e rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano in mare», attacca Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania. «Paghiamo anni di incuria – sottolinea la leader regionale del Cigno Verde – l’arretratezza degli impianti fognari, la mancata manutenzione di alvei, problematiche che colpiscono le località costiere e non solo. Quello della pessima qualità delle nostre acque in prossimità delle foci, spesso fogne a cielo aperto a causa del mancato funzionamento degli impianti di depurazione, deve diventare un tema prioritario dell’agenda politica regionale».

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