Alberto Dortucci

Torre del Greco, il tesoro strappato alla camorra e dimenticato dallo Stato

Alberto Dortucci,  
Il flop-confische: sotto chiave 76 immobili, ma il 60% dell’impero resta abbandonato

Torre del Greco, il tesoro strappato alla camorra e dimenticato dallo Stato

Torre del Greco. Un tesoro da 20 milioni di euro. Sottratto in dieci anni alle organizzazioni camorristiche del territorio – grazie alle inchieste condotte dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli – e rimasti praticamente inutilizzati dallo Stato. Dimenticati, come un «patrimonio inutile». Sono le due facce dei dati ufficiali resi noti dall’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati ai clan all’ombra del Vesuvio: numeri in grado di fotografare le «difficoltà» delle istituzioni a trasformare i vecchi fortini delle cosche in beni a disposizione dei cittadini.

La stangata ai clan

Durante gli ultimi dieci anni – due lustri di lotta senza frontiere alle cosche del Miglio d’Oro, agevolata dal contributo di decine di collaboratori di giustizia – sono stati 76 gli immobili sottratti a boss e gregari delle organizzazioni camorristiche. Appartamenti, ville e palazzi solitamente «posizionati» all’interno delle roccaforti delle cosche: la zona porto a Torre del Greco e corso Resina a Ercolano. Non solo: le indagini della Dda di Napoli hanno permesso di mettere le mani su centinaia di auto e moto nonché su conti correnti intestati a faccendieri e prestanome della malavita. In tutto, un impero stimato in venti milioni di euro e sfilato dalle casse dei clan decimati da arresti e condanne all’ergastolo. E la capitale dei beni confiscati alle organizzazioni camorristiche è proprio il lembo di terra tra Ercolano e Torre del Greco: un territorio segnato dalle faide tra i Birra-Iacomino e gli Ascione-Papale e dalla guerra intestina tra i Falanga, i Di Gioia e gli scissionisti del rione Sangennariello. Oggi i principali padrini delle sei cosche sono i cella  sono passati a collaborare con la giustizia, mentre gli ex fortini sono stati trasferiti allo Stato. Dagli immobili a corso Resina agli appartamenti di corso Garibaldi, arrivando fino alle case di villeggiatura in Cilento e Calabria.

I numeri da record

Complessivamente sono 76 i beni confiscati alla criminalità all’ombra del Vesuvio: 52 immobili si trovano a Ercolano e 24 immobili si trovano a Torre del Greco. Si tratta di appartamenti, box e terreni riconducibili alle cosche attive sul territorio. Non solo: all’interno dell’elenco figurano 8 aziende praticamente «gestite» dalla camorra. E non finisce qui, perché all’appello mancano le auto blindate utilizzate dai padrini per sfuggire agli agguati durante gli anni della faida nonchè le moto e i conti correnti. Un’ondata capace di «impoverire» la camorra del Miglio d’Oro.

La «mala gestio» politica

Decisamente negativa l’altra faccia della medaglia. A fronte dei 76 beni sottratti alla camorra durante gli ultimi 10 anni, solo 30 immobili sono stati destinati a un diverso utilizzo e messi a disposizione delle comunità. Vale a dire: circa il 60% dei beni confiscati alla criminalità, a oggi, risulta vuoto e abbandonato.

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