Tiziano Valle

Giovani in fuga da Castellammare: «Stipendi bassi, nessuna possibilità di realizzarsi: ecco perché andiamo via»

Tiziano Valle,  

Giovani in fuga da Castellammare: «Stipendi bassi, nessuna possibilità di realizzarsi: ecco perché andiamo via»

“Cara Castellammare, ecco perché abbiamo scelto di dirti addio”. Sono giovani, hanno voglia di crescere ed affermarsi, soprattutto di vivere in un contesto che gli consenta di realizzare i loro sogni. Sono ragazzi stabiesi che hanno fatto le valigie e hanno deciso di lasciare Castellammare e trasferirsi all’estero o nel nord Italia, salutando una città che fatica a trattenere le menti migliori, a causa di un degrado sociale e civile che ormai si trascina da oltre 40 anni.

Leonardo Caner, 25 anni, si è trasferito in Francia 2 anni fa, dove ha iniziato un percorso di alternanza tra università e lavoro: «Mi sono laureato in mediazione linguistica all’Orientale di Napoli, e volevo specializzarmi in gestione di progetti umanitari. Ho preso solo porte in faccia in Campania. Da qui la decisione di andare via in un posto, Parigi, dove realizzare i miei sogni». Continua Leonardo: «Ho sfruttato l’istituto dell’alternance: sostanzialmente, grazie ad accordi tra università, stato e imprese, le aziende mettono a disposizione posti di lavoro per gli studenti offrendo veri e propri contratti di lavoro a discreti stipendi che ti permettono di mantenere gli studi, pagare l’affitto e anche concedersi qualche svago – spiega il venticinquenne stabiese – Logicamente gli orari di lavoro sono funzionali a quelli dei corsi.

Io sono stato assunto in una società che supporta i progetti di imprenditori che hanno impatto positivo sull’ambiente e sulla società. Grazie a questo contratto, anche se ancora studente, ho già una carriera avviata in questo settore, svolgendo un lavoro per cui potrebbero essere assunti dipendenti specializzati».Conclude Leonardo: «In questo momento non ho intenzione di tornare in Italia. Qui mi sento valorizzato e ho la possibilità di realizzarmi, ho tutto quello che mi serve. L’opposto di quello che offriva Castellammare, una città che amo ma che non mi ha dato la possibilità di crescere».

Da Parigi scendiamo verso sud, nel cuore della Catalogna, a Barcellona, dove Alessandro Cozzolino, 25 anni, da settembre 2021 vive felicemente svolgendo la mansione di bartender presso uno dei locali più noti della movida notturna della capitale catalana: «Lavoravo in tutta la provincia di Napoli, gli stipendi erano troppo bassi e sproporzionati alle ore lavorative effettive, perciò decisi di partire per Barcellona. Qui ho trovato subito casa e lavoro. Ora svolgo la mansione di bartender in un locale al centro e mi pagano bene – continua Alessandro – La grande differenza che ho notato con Castellammare e l’Italia in generale è l’efficienza dei servizi.

Qui il cittadino è accompagnato, c’è tutto: i trasporti funzionano e se hai un problema con il Comune c’è un servizio call center, funzionante e rapido, pronto a risolvertelo».Neanche Alessandro ha intenzione di ritornare: «Non tornerò mai più a Castellammare e in Italia, soprattutto ora che la destra radicale e xenofoba sta acquisendo consensi, un governo di questo orientamento mi spaventa».

C’è anche chi ha scelto di lasciare Castellammare per andare fuori regione. È Pasquale Mollo, 30 anni, che da 3 anni si è trasferito in Emilia Romagna, a Modena dove lavora come corriere. Un lavoro che già aveva svolto quando viveva a Castellammare, ma senza le gratificazioni che ha avuto da quando ha deciso di trasferirsi a centinaia di chilometri di distanza da casa: «Sono andato via per migliorare il mio tenore di vita. Qui gli stipendi sono più alti, c’è sicurezza nelle strade e i mezzi pubblici, se paragonati a Castellammare, sono di un altro livello – dice Pasquale – Castellammare è la terra dove sono cresciuto, mi manca, ma ci tornerei solo se trovassi un lavoro alle stesse condizioni di quello attuale». Testimonianze che aiutano a comprendere i motivi dell’emorragia di giovani che dura ormai da qualche anno a Castellammare e non si riesce a fermare, a causa del mancato sviluppo della città.

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